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Clima, Greenpeace: 47 società potrebbero essere considerate responsabili per violazioni dei diritti umani

La Commissione sui diritti umani delle Filippine (CHR), rappresentata dal Commissario Roberto Cadiz, ha annunciato nelle scorse ore durante la COP25 che 47 società – tra cui Eni, Shell, Italcementi, ExxonMobil, Chevron, BP, Repsol e Total – potrebbero essere considerate legalmente ed eticamente responsabili per violazioni dei diritti umani nei confronti degli abitanti delle Filippine colpiti dagli impatti dei cambiamenti climatici.

La Commissione inoltre ha segnalato che la condotta di alcune delle società sotto indagine potrebbe essere considerata ostruzionistica e responsabile di offuscamento intenzionale e negazionismo climatico, con possibili conseguenze legali.

Per la CHR le persone colpite dai cambiamenti climatici, i cui diritti umani siano stati drammaticamente danneggiati, dovrebbero avere accesso ad un risarcimento. Il che equivale a dire, in sintesi, che i grandi inquinatori e le altre società hanno la responsabilità di tutelare i diritti umani in caso di emergenza climatica.

Questa investigazione è la prima al mondo nel suo genere e la sua risoluzione dovrebbe diventare un precedente per future controversie climatiche, nelle Filippine e in altri Paesi. L’indagine è partita in seguito a una petizione presentata nel settembre 2015 da alcuni sopravvissuti a disastri climatici insieme a diversi esponenti della società civile, tra cui Greenpeace South Asia. Eventi estremi come il tifone Hayian/Yolanda che, nel novembre 2013, si è abbattuto proprio sulle Filippine, causando tra le 6 e le 10 mila vittime.

I firmatari della petizione avevano chiesto alla Commissione anche di sollecitare le aziende a presentare i propri piani d’azione per eliminare, contrastare e prevenire gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici.

«Plaudiamo alla dichiarazione della Commissione sui diritti umani delle Filippine», afferma Yeb Saño, Direttore Esecutivo di Greenpeace South East Asia. «Questo è un momento storico per le persone e per il Pianeta e una vittoria importante in fatto di giustizia climatica».

Per Greenpeace questo passo segna l’inizio della fine della morsa dell’industria dei combustibili fossili sul sistema decisionale. Per la prima volta, le grandi compagnie che inquinano vengono considerate responsabili per violazioni dei diritti umani conseguenza dei cambiamenti climatici.

In tutto il Pianeta è in crescita il numero di casi legali – già avviati o in fase di partenza – collegati a questioni climatiche. Grazie alla conclusione di questa indagine, molte più comunità saranno spinte ad agire contro quelle compagnie che ricavano grandi profitti a danno delle persone.

«Questa è una rivincita che ripaga gli sforzi delle comunità che sono in prima linea per chiedere giustizia climatica», continua Saño. «Chiediamo alle persone di tutto il mondo di supportare questa richiesta di giustizia e di fare pressione sui governi e le società responsabili, per accelerare il processo di transizione verso le fonti di energia rinnovabili e evitare gli effetti peggiori del cambiamento climatico», conclude.

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