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Decreto Patenti nautiche, D’Angelo: “Emendamento danno a collettività”

decreto patenti adolfo d'angelo

Decreto patenti, scuole nautiche contro l’emendamento. Adolfo D’Angelo (Confarca): “Domani la discussione al Senato, pronto a dare battaglia”.

di Claudio Soffici

Tiene banco in questi giorni la questione del decreto patenti, con l’ipotesi di un emendamento che, qualora venisse approvato, permetterebbe di nuovo ai Centri di Istruzione Nautica l’abilitazione a queste pratiche.

Decreto patenti nautiche, domani al Senato si discute l’emendamento

A tal proposito si è sbilanciato Adolfo D’Angelo, segretario nazionale della sezione nautica della Confarca (confederazione italiana che rappresenta le scuole nautiche), che ha definito questa possibilità “ingiusta sotto il profilo economico per la collettività” e ha assicurato che verrà fatto tutto il possibile per sventare sul nascere questa ipotesi.




Su cosa si basa questo emendamento?

“È stato presentato da Lega Navale Italiana, veicolato dai centri istituzionali su spinta di qualcuno, e vuole cambiare il decreto delle patenti nautiche attualmente in vigore, che permette il rilascio delle patenti alle sole Scuole Nautiche. I Centri di Istruzione Nautica erano partner nelle patenti, ma partner avvantaggiati rispetto a noi, in quanto pagano esclusivamente il 3% di imposte rispetto al nostro 63%. Per cui i CIN dovrebbero lavorare solo in forma associativa, ma basta andare su Internet per vedere che fanno anche attività di business. Sono stati esclusi dalle prove pratiche, ma stanno tentando in tutti i modi di rientrarci a colpi di emendamento, lavorando a livello politico. Noi faremo di tutto per impedirglielo”.

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Qual è la sostanziale differenza tra Scuole Nautiche e CIN?

“Noi siamo realtà dal profilo lucrativo, mentre i Centri di Istruzione Nautica possono esistere solo sotto un profilo associativo, per cui devono lavorare esclusivamente con i soci. Loro vogliono invece iscrivere i loro soci in funzione della patente, quando invece dovrebbe essere il contrario: con i soci già iscritti si possono organizzare i corsi patente, per cui non possono fare pubblicità e niente di tutto questo ma, ripeto, basta vedere su Internet per capire che questo non viene rispettato”.

Cosa farete qualora dovesse passare questo emendamento al Senato?

“Stiamo facendo di tutto affinché questi tentativi, peraltro anche un po’ goffi, non vadano a buon fine. Se dovesse passare si stravolgerebbe il mercato, con un danno soprattutto per l’erario, perché noi paghiamo il 63% di imposte contro il loro 3%, e questo è assurdo. Pertanto il danno sarebbe soprattutto erariale, della collettività: diventerebbe un modo legalizzato per evadere le tasse. Qualora l’emendamento dovesse passare sarebbe un grande problema, per questo stiamo lottando affinché questa ipotesi non venga presa in considerazione. In quel caso si tratterebbe di una legge che modifica una legge precedente, pertanto per modificarla di nuovo servirebbe una legge successiva: per cui questa storia va stoppata sul nascere”.

Che probabilità c’è che passi l’emendamento?

“In Italia tutto è possibile, però stiamo facendo di tutto per informare la parte politica di questo cortocircuito. Inoltre ricordiamo che il decreto ministeriale venne fatto con un tavolo tecnico cui erano presenti anche rappresentanti dei CIN, che allora hanno accettato il loro status associativo. Ora, per qualche strano motivo, sono tornati indietro sui loro passi, volendo rientrare a tutti i costi in questo business. Noi siamo pronti a evitarlo, e posso assicurare che dovranno passare sul mio corpo affinché questa possibilità si materializzi”.

 

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