Nautica

Pesca al calamaro, guida pratica per principianti

pesca al calamaro

La pesca al calamaro è una delle battute che richiedono particolari tecniche, conoscenza dei fondali ed un bel po’ di astuzia da parte del pescatore. Si può praticare in deriva o in rada, con canna e mulinello che varia a seconda dello scarroccio e dei piombi terminali, oppure in barca in alto mare.

La pesca al calamaro non è così scontata. Come tutti gli altri tipi di pesca, infatti, rispetta un calendario ben preciso, tecniche e luogo in cui poter dare la caccia ai calamari. Ad esempio, nel periodo autunnale il calamaro si avvicina alla costa, distribuendosi intorno alle secche, tra le prateria di posidonia, oppure lungo le coste rocciose.

PESCA AL CALAMARO 2Diventata negli ultimi anni una delle pratiche più gettonate dai pescatori sportivi, la pesca al calamaro è una tecnica prevalentemente notturna che viene praticata durante il periodo invernale.

La tecnica di pesca preferita per insediare un calamaro è la traina con esca viva verso il tramonto. Ma questi sono solo alcuni dettagli di una delle battute più in voga negli ultimi anni.

Eravate a conoscenza di queste curiosità? Abbiamo cercato di riportarne anche altre, per chi ha intenzione di andare per la prima volta a pesca di calamari.

A che profondità si trovano i calamari?

I calamari si ritrovano lungo le batimetriche costiere per accoppiarsi e deporre su fondali che vanno dai 2 ai 40 metri.
Il calamaro non ha una posizione standard all’interno della colonna d’acqua. Ciò significa che, in funzione di fattori ambientali come vento, marea e soprattutto ciclo lunare, lo potremo trovare in caccia a tutte le altezze.
Proprio perché la sua attività riproduttiva, soprattutto durante la prima fase dell’accoppiamento, non ha relazioni specifiche con il fondale, ritroveremo branchi di cefalopodi sia in zone di fondali sabbiosi, che di fondali misti con posidonia, ma anche, e soprattutto, su fondali rocciosi.

Come si pescano i calamari?

La pesca al cefalopode, sia che si tratti di calamari, seppie, totani o polpi, viene troppo spesso erroneamente classificata come disciplina che non necessita di particolari accorgimenti tecnici. Quello di sottovalutare l’ intelligenza, soprattutto se si tratta di calamari e totani, è un errore che molti appassionati fanno. Meglio lasciare da parte lo studio di lenze e terminali in funzione di una una pesca più semplice e più classica. Pesca che da sì qualche risultato, ma troppo spesso risulta deludente.



Per attirare i calamari alla barca, in molti utilizzano una forte fonte di luce da puntare in acqua, anche se questa tecnica è vietata dalla legge: in questo modo, le prede di questo cefalopode saranno attratte dal fascio di luce, e risulta più facile la pesca al calamaro.

Occorre un tipo di esca particolare?

Le esche oppai sono dei piccoli artificiali a forma di goccia, spesso realizzati in materiale soffice, ricoperti da una garza colorata dalla lunghezza di circa 7 centimetri; vanno montati in serie sulla lenza in modo di aver più opportunità di abboccata. Sarebbe consigliabile utilizzarne più colori. Oltre a montare da soli il suddetto calamento, esistono “Kit pesca” pronti all’uso in modo per chi non ha tempo o voglia ha subito lo ha portata di mano.

Per i principianti della pesca al calamaro che vogliono provare una battuta con la canna, i pescatori più esperti consigliano la classica pesca con la totanara. Sugli  ami vanno innestati piccoli pesci da un centinaio di grammi, come ad esempio i sugareli. Come esca può risultare indicata anche una sarda, se si ha intenzione di pescare con un solo pesce. Quando la lenza viene ritirata col mulinello, si crea un effetto molto simile a quello della traina.

Esistono orari migliori per poter pescare i calamari?

La pesca al calamaro è ideale al tramonto, ed è bene sapere che questo cefalopode vive a stretto contatto di chi frequenta la rada.

Diportisti ed in particolare velisti amano vivere il mare e mettersi alla fonda per trascorrere serate a godersi la pace e la serenità lontano dai luoghi comuni.



La rada è uno dei luoghi preferiti dai calamari sotto costa. Le luci e i rumori fanno sì che la catena alimentare inizi a popolare attorno alle nostre imbarcazioni ed anche i calamari sono in questa comunità.

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Il nostro consiglio, quando siamo alla fonda, per chi non è assatanato di pesca del cefalopode è quello di mettere un paio di canne schierate (canne semplici da bolentino ad azione ripartita con vetta sensibile) utilizzando il calamento di “oppai” e lasciarle in pesca nel periodo compreso tra il tramonto e l’alba su un fondale di almeno una dozzina di metri di profondità.

Si tratta di un tipo di pesca difficile?

E’ bene chiarire che ogni fascia costiera del nostro paese ha una stagionalità e una propria realtà che deve essere scoperta per avere il risultato sperato sia con l’aiuto di un buon “fishfinder” sia da una discreta dose d’esperienza vissuta. In ogni caso possiamo però asserire che durante l’arco della giornata, i calamari prediligono stanziare nelle vicinanze del pesce foraggio come sugarelli, alose, boghe, su fondali attorno ai 40 metri; mentre durante l’alba o il tramonto merita insidiarli su fondali meno profondi attorno ai 20 metri.

Quali sono le zone più pescose del calamaro?

La pesca calamari nel mondo è particolarmente praticata al largo dell’oceano tra l’Argentina e le Isole Falkland, dove esiste una città galleggiante. È sostenuta da una feroce economia, è regolata da leggi internazionali, ha problemi di traffico e di notte emette una luce paragonabile a quella di Rio de Janeiro ma non ha case né strade. È composta di migliaia di navi che accorrono da tutto il mondo per pescare l’ilex argentino, un particolare tipo di calamaro.

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L’hanno scoperta gli scienziati del NOAA National Geographysical Data Center e del NASA Earth Observatory quando hanno visto le immagini notturne scattate dal satellite Suomi NPP. La pesca è fatta di notte e per attirare i calamari in superficie i pescherecci montano ghirlande di lampade molto potenti, ogni barca riesce ad emettere luce anche per 300 kilowatt. Insieme i pescherecci raggiungono la luminosità e le dimensioni di una metropoli.

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Redazione

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