“Box in pexiglass sotto gli ombrelloni”: sarà davvero così l’estate 2020?
La proposta di un’azienda privata, ha scatenato le reazioni del popolo del web: ma davvero entreremo in box in plastica sotto il sole estivo? Facciamo chiarezza
di Enrico Parolisi*
Non è vero che andremo sui lidi a chiuderci in teche di plexiglass. Nelle scorse ore in Rete sono rimbalzate qua e là improbabili elaborazioni grafiche di ombrelloni distanziati da cabine trasparenti con tanto di misure, prospettive e persino papà con bambina che gioca sulla sabbia.
Una misura di legge? Un nuovo argomento per la prossima diretta di Giuseppe Conte? No, molto più semplicemente parliamo di rendering, prodotti da un’azienda privata di cui su alcune testate giornalistiche è reso noto anche il nome. Una. Non centinaia, solo una.
Ma l’idea è finita dritta nelle caselle mail di alcuni giornali e da lì rimbalzata come l’apocalittica visione dell’estate 2020. I titoli per lo più recitavano così: “Coronavirus, in spiaggia nel box di plastica” o “Andare al mare in tempo di coronavirus: box di plexiglass?”.
Frasi che, chiaramente, destano lo sgomento più che l’interesse del lettore, di quel lettore che la categoria giornalistica spesso insulta dicendo che “si limita a leggere i titoli”. Ma il titolo, volente o nolente, quello recita. Quasi nessuno cita nelle prime tre righe che in realtà si tratta di una proposta commerciale di un’azienda di box in plexiglass che il suo responsabile acquisti, raggiunto da AdnKronos, spiega essere nati per le case di cura e per gli ospedali ma che ora possono essere riadattati.
Box in plastica sulle spiagge, che ne pensano gli operatori?

Perplessi anche gli operatori e i proprietari degli stabilimenti balneari: chiudere in una teca di plexiglass la bambina del rendering potrebbe voler dirle disidratarla, accaldarla, intrappolarla nel calore. Insomma, più di un dubbio viene sollevato dagli addetti ai lavori su questa improbabile soluzione. Addetti ai lavori che, mentre la fantasiosa immagine di come sarà l’estate 2020 si diffonde, spiegano che l’intero indotto è a rischio.
Il giornalista Massimo Romano, del gruppo Today, nel debunkare la notizia e restituirla alla sua dimensione, ha raccolto l’opinione degli imprenditori del comparto di Napoli e provincia che parlano di circa 350 realtà a rischio, un indotto importante che conta decine di migliaia di lavoratori a rischio.
Intanto nascono le task force contro le fake news e i vari osservatori. Dimenticando che spesso il peggior nemico della verità sostanziale dei fatti è avallare il cattivo racconto degli stessi, spesso perpetrato da chi dovrebbe fare di questo racconto la sua professione.

Redazione di Non solo Nautica, la rivista online sulla nautica e sul mare a cura di Davide Gambardella.
