Diporto Nautica

Industria yacht in Italia copre quasi il 50% della produzione mondiale

italia yacht

Che l’Italia rappresentasse un’eccellenza in tutto il mondo per la sua industria di yacht e superyacht già lo sapevamo. Forse, però, non sapevamo che, nelle unità da diporto sopra i 24 metri, il nostro paese coprisse quasi la metà dell’intera produzione mondiale.

Industria yacht, in Italia così in alto grazie a tutte le realtà

Questo è quanto ha affermato dal ceo di Sanlorenzo, Massimo Perotti, in esclusiva a LaPresse, in occasione del Monaco Smart Yacht Rendezvous allo Yacht Club de Monaco. “L’industria italiana degli yacht, quindi le navi da diporto sopra i 24 metri, copre il 47,5% della produzione mondiale. Quindi siamo leader incontrastati, in particolare fino a 50-60 metri, siamo quasi imbattibili per le barche sotto le 500 tonnellate di stazza ma anche molto presenti per quelle tra 500 e mille tonnellate di stazza. Sopra i 60 metri prevale la leadership dei cantieri olandesi e tedeschi ma sono dei numeri molto limitati rispetto alla quantità di navi da diporto prodotte in Italia. Quindi è un posizionamento di prestigio che rende merito al made in Italy, alla nostra capacità di fare design, alla nostra qualità e all’artigianalità”.




I dati sono stati rivelati da uno studio commissionato da Confindustria Nautica a Deloitte. Perotti ha poi spiegato che questa percentuale mostruosa si raggiunge non solo grazie ai tre giganti del nostro paese come Azimut-Benetti, Sanlorenzo e Ferretti Group, ma anche grazie a “molte nuove società come Italian Sea Group e Fratelli Rossi, che stanno facendo il loro ingresso sul mercato in modo prestigioso e portando qualità. Oltre a società storiche come Baglietto e altre che stanno facendo molto bene”.

“Negli ultimi 10-15 anni”, ha spiegato ancora Perotti, “dalla crisi del 2008 in poi, nel mercato americano i cantieri sono spariti, esiste il mercato, che è il primo al mondo, ma l’offerta è praticamente sparita. Gli inglesi hanno tentato di entrare nel mercato con Princess e Sunseeker circa 10 anni fa, facendo barche in vetro resina e metallo da 40-45 metri ma non sono riusciti a entrare e hanno abbandonato e dichiarato entrambi di rimanere sotto i 24 metri. La Francia non ha una grande tradizione, ha una tradizione molto forte in prodotti diversi con il gruppo Jeanneau Beneteau. L’Italia oggi è leader per una serie di ragioni e direi incontrastata con un futuro brillante. Il mercato è forte. In una parte dello studio si è calcolato che negli ultimi 12 anni, dal 2012 al 2021, gli ultra-high-net worth individual, che sarebbe questo gruppo di super ricchi, sta crescendo in 18mila unità all’anno. Dal 2022 al 2026 è previsto l’aumento da 18mila a 24mila unità quindi si arriverà nel 2026 ad avere 385mila super ricchi. La parte dell’offerta negli ultimi 12 anni è rimasta su una media di costruzione di navi da diporto tra le 700/800 unità Nel 2022 siamo passati a mille, con un incremento del 20% post-Covid e nel 2023 sono previste 1.200 barche”.

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“Nonostante questo, ha concluso Perotti, “il tasso di copertura dei super ricchi nel 2019-2020 era del 3%. Indicativamente uno pensa che una persona con tanto denaro sia anche uno yachtsman ma non è così. Solo il 3% nel 2019 comprava navi da diporto. Questo tasso, nonostante la salita del 50% della produzione delle navi, è sceso al 2,5%. Quindi riteniamo che il mercato sarà forte e importante per il futuro”.

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