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10.000 vele contro la violenza sulle donne, De Dominicis: “Adesione altissima”

10.000 vele contro la violenza sulle donne de dominicis

Partirà domenica 4 luglio l’iniziativa “10.000 vele contro la violenza sulle donne”, organizzata dall’associazione “10.000 vele di Solidarietà con l’obiettivo di stendere lunghissimo nastro rosso lungo tutti gli 8000 chilometri di coste e laghi del nostro paese. Lo scopo: prendere posizione e sensibilizzare contro la violenza di genere e creare sinergie tutto l’anno tra le associazioni della vela e i centri anti violenza. Come sta andando e quali saranno le prossime iniziative, lo abbiamo chiesto a Stefano de Dominicis (nella foto), presidente dell’organizzazione che ha lanciato l’iniziativa.





Partiamo dalle adesioni, quante barche domenica avranno un nastro rosso?

Vorrei tanto poterle dare un numero preciso, ma siamo sommersi dalle adesioni e stiamo davvero arrancando nel contarle. Quello che le posso dire è che ci saranno centinaia di associazioni e circoli velici, con migliaia di barche in acqua. Il circolo velico di Cattolica scenderà in acqua con 90 Optimist con il drappo rosso; la Società Velica di Barcola e Grignano (che organizza la Barcolana) sarà presente con circa 300 barche; le “Fie a Manetta”, associazione di Venezia, sfilerà davanti San Marco con una flotta di barche a vela, a remi e a motore; al Sud, per citarne una, a Marina di Camerota (SA) hanno organizzato anche eventi a terra. Ma la cosa eccezionale è che molti circoli e associazioni hanno fatto fronte comune e unito le forze. Insomma, se non saranno 10.000 vele poco ci manca.

Ci sono stati personaggi famosi che hanno aderito?

Sì, tantissimi. Dalle tante veliste di talento a Giancarlo Pedote e a Mauro Pelaschiar. Abbiamo avuto contatti anche con Luna Rossa e il comandante dell’Amerigo Vespucci. I tempi però sono stati stretti e non sappiamo se l’iter burocratico per partecipare si concluderà in tempo utile. Ma che avranno o meno un drappo rosso a bordo, quello che conta è che hanno mostrato (e non avevamo dubbi al riguardo) grande interesse e sensibilità alla causa.

Cosa c’entra la vela con la campagna contro la violenza sulle donne?

Direi che c’entra completamente. Nel mondo della vela i preconcetti di genere, e non solo, sono caduti da un pezzo. Se hai un randista a bordo, l’unica cosa che ti interessa è che faccia il suo lavoro bene, che sia uomo, donna, i suoi orientamenti sessuali o religiosi non interessano a nessuno. Il mondo della barca a vela può essere un vero e proprio modello di convivenza civile, perché a bordo non ci sono steccati. Ma lo scopo non è solo porsi come modello, ma continuare tutto l’anno a lavorare per rendere questo modello applicabile. E infatti diversi circoli velici stanno lanciando iniziative insieme ai centri anti violenza, dalle semplici uscite in barca per ridare serenità psicologica alle vittime di violenza di genere, a eventi e progetti più complessi e a lungo termine.

Alcuni steccati ci sono ancora anche nella vela però. Nell’ultima campagna della Coppa America la predominanza maschile era evidente.

Esistono gli ultimi muri da abbattere, dovuti per le più a questioni “fisiche”, ovvero il grinder a bordo di alcune imbarcazioni deve ancora possedere una prestanza fisica notevole. Ma grazie alla tecnologia anche questi steccati hanno i mesi contati. Penso all’ultimo Vendée Globe. In gara c’erano sette donne che hanno fatto imprese che definire eroiche è dir poco. Credo davvero che la vela sia l’unico sport in cui uomini e donne se la giocano alla pari e questa è una grande ricchezza.

Quali saranno le prossime iniziative?

Non lo sappiamo ancora. Come dicevo molti circoli stanno organizzando anche dopo il 4 luglio iniziative con i centri anti violenza, raccogliendo il vero spirito dell’evento. Ci è stato chiesto di far diventare il 4 luglio un evento annuale e ci stiamo pensando. Noi siamo un’organizzazione piccola e se abbiamo un merito è quello di aver lanciato un evento orizzontale: ogni circolo o associazione poteva partecipare nelle modalità e con i mezzi che riteneva più opportuni, così da essere tutti protagonisti in una battaglia di tutti. Come associazione interveniamo solo laddove vediamo un problema (in passato per gli alluvionati dello spezzino, la ricostruzione del campo boe del porticciolo di Vernazza, e i terremotati di Amatrice ndr). La nostra speranza è di stare fermi, perché vorrà dire che non ci sono problematiche che richiedono aiuto.

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