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A Pisa bambino salvato da cane-bagnino, ma chi sono questi eroi a 4 zampe?

cane-bagnino pisa

Il salvataggio di un bambino a Pisa da parte di un cane-bagnino, Olivia, ha portato alla ribalta il lavoro silenzioso e salva-vita di questi nostri amici a 4 zampe. Un lavoro costante e che solo saltuariamente arriva sulle pagine dei giornali. Abbiamo allora chiesto un po’ di informazioni in più su questo servizio a Claudio Longoni, presidente dell’Associazione Cinofila Salvataggio Nautico (ACSN Onlus) che da anni opera a Bellano, sul Lago di Como.




Partiamo dall’addestramento, quanto dura?

In realtà la formazione è duplice. Perché se è vero che spesso si parla di salvataggio in acqua da parte dei cani, in realtà la squadra è composta da un uomo e da un cane. Quindi la prima formazione è quella dell’uomo che deve prendere un brevetto da bagnino. In seconda battuta, o in contemporanea, si addestra il cane. Il percorso per i nostri amici a 4 zampe è abbastanza lungo. Noi iniziamo quando sono cuccioli, così da abituarli fin da piccoli al contatto con l’acqua e alla presenza dei bagnanti. Poi li alleniamo a riportare a riva degli oggetti, sempre più pesanti, man mano che il cane cresce. In media ci vogliono due stagioni estive per far sì che un cane diventi un bagnino.

Ci sono razze particolari per questo lavoro o possono farlo tutti i cani?

In linea di principio possono farlo tutti i cani. Alcune razze, per una questione fisica e genetica, sono più predisposte. I terranova sono sicuramente quelli più usati, ma vanno bene anche i labrador. Recentemente abbiamo addestrato un rottweiler. Un caso più raro che però dimostra come in teoria davvero tutti i cani possono diventare bagnini.

Qual è il vantaggio di avere un cane-bagnino su una spiaggia?

I vantaggi sono molteplici. Operativamente la nostra squadra, avendo anche il cane, può salvare due o tre persone contemporaneamente. Cosa che un bagnino da solo non può fare. Muovendoci in due, con il supporto del cane, abbiamo un punto di appoggio e un vero e proprio “motore” in acqua. Per cui il bagnino, arrivato alla persona in difficoltà può farla aggrappare al cane, mentre lui recupera altre persone. Ma non è solo questo il vero vantaggio. Quando ci vedono sulla spiaggia con il cane, le persone si incuriosiscono. Vengono da noi, chiedono. Questo è un momento essenziale, perché facciamo informazione ai bagnanti. Gli spieghiamo non solo perché siamo là, ma cosa devono evitare di fare e quali sono i rischi. Insomma facciamo prevenzione, che è importante quanto le operazioni di salvataggio.

Quanto costa un servizio come il vostro?

Noi siamo una no-profit e siamo tutti volontari. Quindi, a parte il costo del brevetto (di poche decine di euro ndr), in realtà chi fa parte dell’ACSN è un associato che prende parte alle nostre attività. Anche per la collettività il costo è zero, salvo qualche comune che versa un contributo. Ma si tratta di una donazione volontaria in questi casi, non di un costo.

Se non costa niente, perché non c’è una squadra bagnino-cane su ogni spiaggia?

Credo perché abbiamo una legislazione un po’ ambigua. In pratica, basta mettere un cartello in cui si dice che la spiaggia non è presidiata e ognuno si bagna a proprio rischio e pericolo.

Cosa si può fare per incentivare questo tipo di servizio?

Aumentare la predisposizione ad accogliere associazioni come le nostre. Noi siamo stati fortunati, perché a Bellano il comune ci ha messo a disposizione una serie di servizi. Abbiamo comunque strumentazioni, quindi abbiamo bisogno di una struttura dove stoccarla, abbiamo esigenze logistiche e altre questioni pratiche da risolvere. Se le amministrazioni ci agevolano in questi campi, credo che si possano facilmente moltiplicare le spiagge presidiate.

Un’ultima domanda, voi quanti interventi avete fatto?

Noi siamo a Bellano da 6 anni. Siamo intervenuti 8 volte. Tutti salvataggi andati a buon fine fortunatamente. Quindi 8 vite salvate. Ma le ripeto, credo che abbiamo fatto molto di più in termini di informazione e consapevolezza tra i bagnanti.

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