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Alghero, polpa di riccio finisce in mercato nero: 25 persone indagate

Alghero, polpa di riccio finisce in mercato nero: 25 persone indagate

Pescavano e commercializzavano illegalmente un’incalcolabile quantità di polpa di riccio di mare: 25 persone indagate ad Alghero in Sardegna che avevano messo in piedi un’organizzazione criminale con ramificazioni estese in tutta Italia.

Le 25 persone sono state iscritte nel registro degli indagati dal sostituto procuratore di Sassari, Giovanni Porcheddu, al termine di un’indagine congiunta della sezione operativa navale della Guardia di finanza e della Guardia costiera di Alghero.

Traffico di Polpa di riccio, 25 persone iscritte nel registro degli indagati

Dopo un’accurata fase fatta di appostamenti, verifiche, ispezioni in mare, nei punti di sbarco e nei centri di certificazione e di distribuzione hanno permesso di accertare il traffico illegale e il conseguente danno alla risorsa ittica e ambientale.

Il mercato nero si era esteso in tutto il Paese e ha prodotto un giro d’affari di diverse centinaia di migliaia di euro.

In un mese di indagini, peraltro in un periodo in cui la resa dei ricci è minima, un pescatore professionale ha commercializzato oltre 270 chili di polpa estratta da 75mila ricci, ricavando complessivamente 40mila euro.

Nel maggio dello scorso anno il sodalizio ha lavorato illegalmente 600 chili di polpa estratti da 200mila ricci, con ingenti guadagni e danni incalcolabili all’ecosistema marino.

Secondo le indagini della Procura, “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, in concorso fra loro e previo accordo, si sono associati allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione e di frode nell’esercizio del commercio”.

Le indagini hanno accertato che due centri di certificazione e spedizione, autorizzati dal dipartimento di prevenzione dell’Asl e dal Servizio di prevenzione dell’assessorato regionale della Sanità , rilasciavano l’etichettatura comunitaria, che certifica la tracciabilità e l’idoneità al consumo di ricci di mare e polpa, senza ricevere i prodotti per i controlli previsti.

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In alcuni casi il centro certificava come legalmente prodotta nel proprio stabilimento la polpa di riccio lavorata invece in abitazioni private o in casolari di campagna, senza seguire le procedure igienico-sanitarie. Per ogni cesta con 500 esemplari di riccio, i centri ricevevano un compenso.

Nella rete delle Fiamme gialle e della Capitaneria di Porto sono finiti 12 pescatori di Alghero, sei professionali e sei abusivi, i titolari di sei ristoranti cittadini e molti acquirenti provenienti da oltre Tirreno.

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