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Estate e Coronavirus, quali sono i rischi per chi va in spiaggia?

Estate e Coronavirus

Estate e Coronavirus, quali sono i rischi che si corrono in spiaggia? Domanda che tutti gli italiani si stanno ponendo a poche settimane dall’inizio del periodo vacanziero.

Dimentichiamoci le vecchie estati e guardiamo alla realtà: con l’emergenza Covid-19, gli stabilimenti  balneari italiani si stanno adeguando a un regolamento unico del Governo, condiviso con le regioni,  e  prestare la massima attenzione alla tutela della salute. Dunque, anche per i bagnanti ci saranno delle regole da seguire. Ma quali sono?

Ecco come l’Italia si deve preparare per permettere a tutti di fare un bagno

Le linee guida sono state stilate dagli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, che con il rapporto sulle attività di balneazione in relazione alla diffusione del virus Sars-CoV-2, redatto in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Inail, il Coordinamento di Prevenzione della Conferenza Stato Regioni, esperti delle Arpa e altre istituzioni, hanno alzato il livello di sicurezza per la stagione balneare.

I rischi in spiaggia, il virus si trasmette attraverso la sabbia?

«No, non è dimostrato né è ipotizzabile per vari motivi», così dichiara Antonio Cassone, già direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, professore di microbiologia all’università di Perugia. La sabbia non è un materiale che può mantenere in vita un virus. Anche se i granelli venissero contaminati dalle secrezioni di una persona infetta, per la trasmissione sarebbe necessario un immediato passaggio nelle vie respiratorie di un altro individuo. Circostanza davvero improbabile. Lo stesso discorso vale per il prato.

Secondo il protocollo congiunto , “con oltre 7mila km di costa e un numero elevato di aree di balneazione abitate da 17 milioni di persone, che possono anche raddoppiare in alta stagione, può diventare significativo il rischio riconducibile al turismo balneare”. Negli stabilimenti infatti, diventano più frequenti affollamenti, spostamenti, occasioni di vicinanza e contatto sociale.

Fare il bagno in mare è rischioso?

E’ rischioso fare il bagno al mare? “Assume scarsa rilevanza” il pericolo legato “alla potenziale contaminazione delle acque” da materiale infetto, si legge nel rapporto. Secondo l’Iss infatti, le misure di controllo e monitoraggio “applicate in base alla normativa vigente rendono trascurabile il rischio”.

«Il coronavirus ha una membrana sottile e instabile, l’acqua salina lo danneggerebbe immediatamente rendendolo innocuo, incapace di infettare», dice Cassone. C’è un secondo fattore che lo inibisce. L’acqua è un «formidabile diluente. Le particelle del virus una volta espulse da una persona infetta si diluirebbero a tal punto da perdere la carica infettiva». Quindi anche acque non salate, di lago ad esempio, non sono veicolo di trasmissione.

C’è rischio in piscina?

Il cloro uccide immediatamente il virus, oltretutto l’acqua di una piscina (al chiuso o all’aperto), se le regole vengono rispettate, vengono spesso cambiate per cui all’effetto del disinfettante si aggiunge quello della diluizione. Il cloro ha un potente effetto antivirale anche nei confronti di microbi più resistenti del coronavirus, ad esempio il batterio della legionella, protetto da un involucro più spesso. «Se in vasca non ci sono rischi – aggiunge Cassone – è importante rispettare le misure di distanziamento e di igiene negli ambienti attigui agli impianti natatori, come spogliatoi, bagni, corridoi di accesso». In spiaggia è bene disinfettare il lettino

Sdraiarsi sul lettino è sicuro?

Il proprio asciugamano evita il contatto ma comunque i gestori sono tenuti a sanificare in modo regolare e frequente attrezzature (sedie, sdraio, lettini, incluse attrezzature galleggianti e natanti), materiali, oggetti e servizi igienici, limitando l’utilizzo di strutture (cabine docce singole, spogliatoi) per le quali non sia possibile assicurare una disinfezione intermedia tra gli utilizzi promiscui. Vietato l’uso promiscuo di qualsiasi attrezzatura da spiaggia.

Le linee guida: “Obbligo di prenotare l’accesso agli stabilimenti”

Tra le linee guida, c’è “l’obbligo di prenotare l’accesso agli stabilimenti (anche online), eventualmente per fasce orarie, in modo da prevenire assembramenti, e registrare gli utenti, anche per rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi, mantenendo l’elenco delle presenze per un periodo di almeno 14 giorni, nel rispetto della normativa sulla privacy”. Ai gestori viene poi raccomandato di utilizzare cartellonistica e locandine con le regole comportamentali comprensibili anche per utenti di altre nazionalità.

Le distanze (anche in acqua)

“E’ necessario regolamentare gli accessi e gli spostamenti sulle spiagge attraverso percorsi dedicati – si legge nel rapporto – e disponendo le attrezzature in modo da garantire in ogni circostanza il distanziamento interpersonale che deve essere di almeno un metro tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare, in ogni circostanza, anche durante la balneazione. Inoltre, viene stabilito di controllare la temperatura corporea, quando possibile, del personale e dei bagnanti con interdizione di accesso se risulta superiore ai 37,5°C”.

Niente feste né concerti

Nessuna festa in spiaggia. Sono vietate tutte le forme di aggregazione che possano creare assembramenti come attività di ballo, feste, eventi sociali, degustazioni a buffet.

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Sono vietati anche gli eventi musicali con la sola eccezione di quelli esclusivamente di “ascolto” con postazioni sedute che garantiscano il distanziamento interpersonale. I genitori dovranno controllare che i bambini stiano distanti tra loro e tutti sono tenuti ad indossare la mascherina quando le misure di distanziamento sono di difficile mantenimento.

Spiagge libere

Più difficile il controllo nelle spiagge libere. Per questo, spiega l’Iss, “sono chiamati i sindaci e/o agli altri enti locali competenti a dover applicare ogni adeguata misura volta a garantire condizioni di riduzione dei rischi e, ove necessario, a definire attività di vigilanza sul rispetto delle misure da parte dei fruitori delle spiagge, a regolamentare gli accessi per consentire il distanziamento interpersonale, individuare le procedure di sanificazione delle attrezzature e delle aree comuni”.

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