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Salvare i balneari dalla Bolkestein, ecco l’idea del comune di Albenga

Salvare i balneari dalla Bolkestein, ecco l'idea del comune di Albenga

Salvare i balneari dalla Bolkestein, ecco l’idea del Comune di Albenga che intende sfruttare una sentenza del Consiglio di Stato, che ammette deroghe alle gare per le aziende di interesse storico-culturale: così propone un albo di attività storiche.

Un piccolo Comune balneare ligure lancia l’idea di istituire un albo delle attività storiche, per sottrarre le imprese balneari dalla direttiva Bolkestein.

Arriva da Albenga la proposta che intende sfruttare una nota sentenza emessa due anni fa dal Consiglio di Stato, la n. 5157 del 3 settembre 2018, la quale ha affermato che la rilevanza storico-culturale di un’impresa dà diritto alla deroga al principio della gara pubblica previsto dalla famigerata direttiva Bolkestein.

Proprio per mettere nero su bianco questa opportunità, l’assessore alle attività produttive del Comune di Albenga Mauro Vannucci ha di recente annunciato di stare lavorando all’istituzione di un albo per valorizzare le attività storiche e tradizionali della località.

Bolkestein, ecco l’idea del comune di Albenga

Così Vannucci, che ha promesso di portare presto la proposta in consiglio comunale, motiva la sua idea: «Albenga deve il suo sviluppo alla sua capacità di essere oggi un punto di riferimento nella cultura, nelle attività florovivaistiche e nel turismo, a imprenditori, professionisti ed esercenti che con il proprio impegno hanno fatto progredire la capacità economica e attrattiva della città.

Per riconoscere l’impegno profuso, abbiamo pensato di creare un albo in cui possano essere ricordate le attività storiche, meritevoli di essere valorizzate e preservate». Si tratterebbe, insomma, di una specie di marchio da attribuire secondo delle regole ancora tutte da stabilire in consiglio comunale. Un’idea piaciuta particolarmente agli imprenditori balneari, vittime di un’errata applicazione della direttiva europea Bolkestein che vorrebbe espropriare le loro aziende per metterle all’evidenza pubblica: in base al testo approvato nel 2006, infatti, sono previste delle deroghe per le aziende tipiche e caratteristiche di un determinato paese, proprio come gli stabilimenti balneari italiani.

Sullo stesso presupposto, d’altronde, sono già stati esclusi dall’applicazione della direttiva i mercatini natalizi in Austria e i campi di tulipano in Olanda.

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Non solo: il 3 settembre 2018 il Consiglio di Stato ha dato ulteriore forza a questa possibilità di deroga, esprimendosi su un contenzioso relativo ad alcune attività nella celebre galleria Vittorio Emanuele di Milano e affermando che «il principio di evidenza pubblica è suscettibile di eccezionale deroga […] in presenza di esigenze imperative connesse alla tutela di un interesse generale: […] per un’esigenza stimata in sé superiore, di derogare al principio della gara perché si riferiscono ad interessi prioritari che prevalgono sulle esigenze stesse che sono a base della garanzia di concorrenza».

Secondo i giudici di Palazzo Spada, infatti, «è pacifico che fra le ipotesi di deroga possa rientrare anche la salvaguardia del patrimonio culturale e in genere dell’interesse storico-culturale (cfr. per tutti il considerando 40 e l’art. 4 della direttiva 2006/123/CE e conseguente art. 8 l. 26 marzo 2010, n. 59), nel quale per sua natura rientra il profilo storico-identitario, quand’anche su supporto commerciale» (leggi la notizia della sentenza »).

Il precedente giuridico dà insomma molta credibilità all’idea del Comune di Albenga, dove i primi stabilimenti balneari sono sorti nel lontano 1800, rientrando dunque appieno nella definizione di “imprese storiche”.

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Conferma infatti Vannucci: «Sto lavorando insieme agli uffici al fine di trovare il procedimento più semplice e al contempo più efficace. Probabilmente si voterà in consiglio comunale un regolamento a sostegno della creazione dell’albo in cui tutelare il patrimonio economico culturale del territorio. Mentre si fanno tante parole sulla Bolkestein, credo sia giusto provare a fare qualcosa».

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