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Può arrivare dall’economia del mare una risposta ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici

A indicarlo il presidente dell’Anci, Enzo Bianco, all’undicesima assemblea euromediterranea che si è svolta il 22 e 23 gennaio a Barcellona. “Le maggiori preoccupazioni dei cittadini europei riguardano il lavoro, la sicurezza, l’ambiente e i cambiamenti climatici. Nel 2019, oltre il 20% dei cittadini europei pensa che un motivo di seria preoccupazione per l’Unione siano i cambiamenti climatici, che rappresentano la seconda causa. Peraltro, il clima è una priorità per una quota di cittadini in forte aumento dal 16% al 22%.

Questi sono i risultati ottenuti da Eurobarometro, attraverso 25.000 interviste svolte a giugno 2019Possiamo supporre che preoccupazioni analoghe siano presenti negli altri Paesi del Mediterraneo”, ha detto Bianco. “L’economia del mare – ha sottolineato il presidente dell’Anci – è un tema che potenzialmente può fornire un’adeguata risposta a questi temi. Enorme è il potenziale di sviluppo economico del Mar Mediterraneo, che è ampiamente sottoutilizzato per quanto riguarda l’energia, il turismo e l’acquacoltura. Inoltre, i mari sono serbatoi di grande energia climatica e destinazione finale di rifiuti e inquinamento.

Una precisa azione di tutela dell’ecosistema marino può rappresentare un punto di svolta e abilitare una transizione ecologica riducendo gli impatti dei cambiamenti climatici. Infine, il Mediterraneo è un luogo naturale che unisce Unione Europea, paesi Nord-africani e Medio Oriente”. “L’emergenza climatica non è lontana da noi, sia in termini temporali sia geografici. Queste preoccupazioni – ha evidenziato Bianco – sono reali e non sono lontane nel tempo e nello spazio. Un recente studio di MedEcc, la rete di esperti di Clima e Ambiente nel Mediterraneo mostra dati drammatici che non possono e non debbono rimanere confinati alle discussioni tra ‘addetti ai lavori’. Questo studio mostra che le preoccupanti analisi del comitato intergovernativo dell’Onu per i cambiamenti climatici sono valide anche per il bacino del Mediterraneo, dove, anzi, sono attesi effetti più rapidi e più severi”

“Nell’area del Mediterraneo – ha spiegato ancora Bianco – è atteso un aumento di temperature dell’area di 2.2 °C entro il 2040; ovvero il Mediterraneo si sta riscaldando più velocemente del 20% rispetto alla media globale12. Questo aumento porterà ad alcuni effetti catastrofici: il livello del mare aumenterà di 1 metro entro il 2100 con effetti su un terzo della popolazione. Metà delle 20 città globali che subiranno i maggiori effetti per i cambiamenti climatici entro il 2050 sono nel Mediterraneo. La disponibilità di acqua si ridurrà del 15%, una delle riduzioni più significative a livello globale.

Il bacino del Mediterraneo subisce già gli effetti dei cambiamenti climatici. Più di 700 specie aliene vengono rilevate nei mari e in terra per le maggiori temperature”. “L’aumento dell’acidificazione dei mari porta- ha proseguito Bianco – a morti di massa di alcune specie marine. Enormi incendi, innescati dagli effetti dei cambiamenti climatici hanno distrutto foreste. La disponibilità di cibo si ridurrà con effetti sociali rilevanti, poiché si ridurranno le rese dei terreni, allevamenti e pesca. La frequenza, l’intensità e la durata delle onde di calore aumenteranno, con effetti molto forti sulla vulnerabilità della popolazione, in particolare nelle città. Le migrazioni su larga scala aumenteranno per effetto della riduzione di risorse naturali.

Questi problemi si potranno evitare solo attraverso cambiamenti radicali alle politiche economiche ed energetiche”. “Le Città e le Regioni mediterranee ed europee sono protagoniste di primo piano in questa transizione: le loro azioni e interventi hanno un impatto diretto sugli ecosistemi marini. Inoltre, esse possono interagire in maniera rapida ed efficace con i cittadini. Una rinnovata consapevolezza è necessaria. E questa consapevolezza deve essere condivisa con le comunità che amministriamo. Deve diventare l’energia necessaria per le scelte coraggiose da intraprendere, e per superare eventuali ostacoli. Il Mediterraneo, ”Mare nostrum” per i Romani, è la culla delle nostre civiltà e democrazie. Ora la sua vita, la sua storia è sotto una pesante minaccia: l’uomo”. 

Gli ecosistemi mediterranei vengono danneggiati irreparabilmente, con gravi conseguenze anche economiche. Alcuni esempi hanno un forte valore emotivo e rappresentano perfettamente l’alterazione degli ecosistemi causati dall’uomo. Le plastiche, ad esempio, con 30.000 bottiglie gettate in acqua ogni minuto, minacciano le specie marine, gli ecosistemi e la catena alimentare, di cui noi stessi facciamo parte2 3. Si prevede che entro il 2050 in mare ci sarà più plastica che pesce3 4. Corriamo il rischio di avvicinarci alla fine del ”Mare nostrum”? Sì, se non invertiamo la rotta”, ha avvertito infine Bianco. (

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Redazione

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