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Yacht e Serie A: come la barca è diventata lo status symbol dello spogliatoio

yacht serie a 1

Chi passa una mattina di luglio sulla banchina di Porto Cervo, o su quella più raccolta di Portofino, finisce prima o poi per riconoscere un volto che di solito vede in televisione la domenica pomeriggio, con i capelli bagnati di sudore e non di acqua salata. Il calciatore in vacanza in barca è ormai una figura quasi fissa dell’estate italiana, tanto che le foto scattate dai moli hanno preso il posto, nelle pagine di gossip sportivo, di quelle un tempo dedicate alle auto sportive parcheggiate davanti ai centri di allenamento. La faccenda, però, ha poco a che fare con la cronaca rosa e parecchio con il modo in cui il calcio di vertice ha ridisegnato il proprio rapporto con il denaro, con la privacy e con l’idea stessa di tempo libero.

Perché i calciatori di Serie A scelgono lo yacht per le vacanze

La risposta più onesta, e anche la meno glamour, è la privacy. Un giocatore di prima fascia che si presenta in un resort della Costa Smeralda passa buona parte del soggiorno a firmare magliette e a declinare selfie, cosa che nessuno fa volentieri per tre settimane di fila, soprattutto quando quelle tre settimane sono le uniche di vero riposo in un anno che, tra campionato, coppe europee e impegni con le nazionali, lascia margini ridottissimi. Uno yacht ancorato in rada, a qualche centinaio di metri dalla spiaggia, risolve il problema in modo quasi geometrico: la distanza dall’obiettivo di un telefono diventa sufficiente, gli spostamenti avvengono senza passare da aeroporti e lounge, e la giornata si organizza secondo ritmi che il calciatore di Serie A decide da sé, dopo mesi in cui ogni orario (sveglia, pasti, allenamento, perfino il sonno, monitorato dai preparatori) è stato fissato da qualcun altro.

C’è poi una distinzione che dall’esterno si perde facilmente: la gran parte dei giocatori non possiede la barca su cui viene fotografata. Il noleggio yacht con equipaggio, il charter settimanale o quindicinale, resta la formula più diffusa, perché la proprietà comporta oneri che chi gira l’Europa per lavoro fatica a seguire. Nel settore circola una stima ricorrente secondo cui i costi di gestione annuali di un’imbarcazione di lusso si aggirano attorno al dieci per cento del suo valore, tra stipendi dell’equipaggio, posto barca, assicurazione, manutenzione e carburante, e una cifra del genere rende il charter una scelta razionale anche per chi potrebbe permettersi l’acquisto senza pensarci troppo. Le settimane più richieste, peraltro, coincidono spesso con quelle dei tornei estivi per nazionali, e chi prenota una barca a giugno sa già che a bordo si finirà per discutere di formazioni e risultati, con qualcuno che tiene aperto sul telefono il quadro di calcio scommesse partite di oggi mentre gli altri scendono in acqua.

Barche di lusso e cantieri italiani: il mercato dietro le foto

Quando invece un calciatore decide di comprare, è piuttosto probabile che la sua barca parli italiano. L’Italia occupa da tempo i primi posti delle classifiche internazionali per numero di superyacht in costruzione, e i distretti nautici che si allungano tra Viareggio, La Spezia, Ancona e la costa romagnola lavorano con liste d’attesa che per le unità più grandi possono superare i due anni. Il caso più citato resta quello di Cristiano Ronaldo, che durante la sua permanenza alla Juventus acquistò uno yacht realizzato da un cantiere italiano, notizia ripresa all’epoca dalla stampa sportiva e da quella di settore con un’attenzione che raramente si riserva a una compravendita nautica.

Per i cantieri italiani, il cliente che arriva dal mondo del pallone ha caratteristiche proprie. Tende a chiedere personalizzazioni legate alla vita da atleta, come aree attrezzate per l’allenamento o spazi pensati per il recupero fisico, e porta con sé una visibilità che nessuna campagna pubblicitaria potrebbe comprare, perché ogni foto pubblicata dal ponte finisce per mostrare, anche involontariamente, linee e dettagli che gli appassionati di nautica riconoscono al primo sguardo. Il rapporto funziona in entrambe le direzioni, e il settore guarda agli sportivi con lo stesso interesse con cui per decenni ha guardato agli imprenditori e alle famiglie industriali, che delle barche di lusso sono stati a lungo il pubblico principale.

Status symbol e social network: cosa racconta una foto dal ponte

Una generazione fa il simbolo del calciatore arrivato era l’auto sportiva, possibilmente rossa, lasciata in modo un po’ sfacciato davanti al centro tecnico. La barca ha occupato quel posto anche per ragioni che riguardano Instagram più che il mare: un’auto si fotografa da ferma, mentre uno yacht offre uno sfondo che cambia ogni giorno, calette, tramonti, tuffi dalla poppa, e comunica un’idea di libertà prima ancora che di ricchezza. È un linguaggio visivo preciso, costruito spesso insieme agli agenti e agli uffici che curano l’immagine dei giocatori, e dentro quel linguaggio la scelta di mostrarsi o di non farlo pesa almeno quanto la barca stessa.

Qui entra in gioco un equilibrio delicato. I tifosi, specialmente dopo una stagione deludente, non sempre gradiscono le immagini di vacanze sontuose, e diversi club hanno l’abitudine di suggerire ai propri tesserati una certa sobrietà nei post estivi. Ne nasce una specie di doppio registro: chi ha vinto mostra il ponte, il mare e gli amici, chi ha perso preferisce inquadrature strette, un dettaglio di teak, un orizzonte, niente che permetta di stimare metri e prezzo. Sembra una sottigliezza, eppure dice molto sulla consapevolezza con cui il calciatore contemporaneo sa di essere osservato anche in costume da bagno.

Dal porto al ritiro: quando la stagione nautica incontra il campionato

Il calendario della nautica e quello del calcio si sovrappongono per poche settimane, e proprio in quella finestra i porti turistici diventano luoghi curiosi. Tra fine luglio e metà agosto, mentre i giocatori sono già rientrati per la preparazione, a Porto Cervo, a Capri o a Formentera restano gli ospiti dei charter, e nei bar delle banchine i televisori trasmettono amichevoli estive e preliminari europei davanti a un pubblico in infradito, che commenta i nuovi acquisti con la competenza un po’ approssimativa di chi ha passato l’intera giornata sotto il sole.

A bordo delle imbarcazioni più attrezzate, del resto, seguire le partite non è più un problema tecnico: antenne satellitari stabilizzate e connessioni via satellite permettono di guardare il campionato anche in navigazione, possibilità che un tempo era riservata alle unità più grandi. Così l’estate del calcio, che per i protagonisti si chiude con il primo giorno di ritiro, per molti appassionati prosegue in mare fino a settembre, con la prima giornata vista dal pozzetto e le prime scommesse serie a valutate mentre la barca rientra verso il porto di partenza.

Intanto, negli uffici commerciali dei cantieri, si preparano i saloni nautici d’autunno, da Genova in avanti, dove tra i visitatori capita di incrociare qualche volto noto del campionato, venuto a salire a bordo con passo curioso e un po’ guardingo, come chi sta già immaginando dove ormeggerà l’estate successiva e, soprattutto, quante persone sulla banchina lo riconosceranno.

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