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Dagli antichi a oggi, come è cambiata la navigazione a vela nei secoli

navigazione a vela

Ci sono attività che nel corso dei secoli hanno visto radicalmente cambiare la propria natura. La navigazione a vela, ad esempio, è passata nel corso dei secoli dall’essere l’unico modo per raggiungere gli angoli più inesplorati del pianeta fino a diventare, in epoca recente, uno sport e un hobby che può oggi contare su migliaia di appassionati in giro per il mondo. In questo processo di trasformazione la tecnologia ha avuto un ruolo fondamentale, e le stesse traversate che potevano costare ai nostri antenati diversi mesi sono oggi percorribili in un tempo incredibilmente più breve.

Navigazione a vela e la sua evoluzione

Purtroppo i registri dei secoli passati possono aiutarci solo fino a un certo punto, altrimenti sarebbe appassionante aggiornare gli attuali record sulla navigazione con le imprese realizzate dai grandi navigatori del passato con un millesimo del supporto tecnologico. Così come in ogni tipo di sport – vedi, per esempio, le spesso interminabili partite di poker – la capacità di resistenza rappresenta un fattore fondamentale ancora oggi, ma è altrettanto innegabile come passare mesi e mesi a bordo di un veliero nella pressoché totale assenza di alcune delle più basiche forme d’igiene, sia sicuramente tutt’altra cosa. Ma come si sono evolute le imbarcazioni da vela nel corso dei secoli?

Come riportano gli storici, la navigazione a vela sembra sia stata inventata dal popolo Egizio intorno al 6000 a.C, con diverse documentazioni che sembrano certificare come questa fosse un’attività ampiamente consolidata già dal 4000 a.C.

Erano uguali le imbarcazioni a quelle di oggi? Non proprio. Le barche a vela dell’antichità erano spesso contraddistinte da quella che oggi viene chiamata “vela quadra”, solitamente issata su dei “pennoni”, ossia delle aste molto alte che fungevano da “albero”. Una tipologia di vela particolarmente efficace solo con il vento a favore. Il cambiamento di forma delle vele poi, sarà nei secoli oggetto di cambiamenti e sancirà le principali svolte evolutive della navigazione a vela nell’antichità. Il fine principale sarà quello di consentire alle varie imbarcazioni di, come si dice in gergo, “risalire il vento”.

La golden age della vela

Il primo cambiamento è infatti quello che porta alla nascita delle cosiddette “vele latine”, fatte quindi a forma triangolare. Questo diverrà un vero e proprio standard della navigazione degli antichi in particolare modo tra XVI e il XIX secolo. Quella che gli storici sono soliti definire come la “Golden age” della vela. Ci saranno poi le vele auriche (un tipo di vela trapezoidale che veniva issata a poppa sul un’asta chiamata “picco”), dei fiocchi (vela triangolare installata a prua fino ad un massimo di quattro) e delle vele di straglio (vele triangolari issate sugli “stragli” tra un albero e l’altro).

navigazione a vela  2

La domanda è però inevitabile: quanto erano consapevoli gli antichi delle proprie scelte di navigazione? Tra i primi a lasciarci traccia di una qualche “tecnica di navigazione” c’è Plinio il Vecchio, lo scrittore e filosofo naturalista romano. Nei suoi diari infatti, esistono diverse descrizioni di rotte favorevoli e di condizioni meteo ottimali per il successo della navigazione. Ma quanto ci mettevano a raggiungere le proprie destinazioni? Tanto, spesso tantissimo. Uno dei principali motivi era dovuto alla scelta di navigare costeggiando la costa, decisione che rallentava il viaggio in maniera incalcolabile e che impediva all’imbarcazione di raggiungere la propria velocità di punta. Queste imbarcazioni erano quindi raramente in grado di superare i quattro nodi di velocità, rendendo così anche viaggi relativamente brevi molto lunghi e dispendiosi. Per andare da Alessandria d’Egitto a Rodi, ad esempio, servivano quasi 20 giorni, mentre ancora peggio andava a chi doveva spostarsi da Marsiglia ad Alessandria: qui il tempo di percorrenza era di circa un mese. Un po’ diverso è invece il discorso per le traversate oceaniche. Stando a quanto raccontato da Cristoforo Colombo nei suoi diari, l’America venne raggiunta in “sole” nove settimane: dal 3 agosto 1942 fino al 12 ottobre di quell’anno, data in cui l’esploratore italiano arrivò alle Bahamas.

Ora, giusto per darvi un’idea di come l’esperienza e, soprattutto, la tecnologia, abbiano reso la navigazione a vela decisamente più sostenibile dal punto di vista del tempo e delle risorse necessarie, l’attuale record di attraversamento dell’oceano atlantico è di meno di quattro giorni. Il record appartiene al trimarano Banque Populaire, salpato da New York e approdato a Cape Lizard in Cornovaglia (Regno Unito) dopo soli tre giorni e 15 ore. Velocità di media? 38 nodi.

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