Nautica

Ostriche alla plastica, lo studio choc sui frutti di mare inquinati

ostriche plastica

Ostriche con plastica e vernici, ma non solo. i frutti di mare possono contenere oltre 87 specie di batteri pericolosi e oltre 70 contaminanti nocivi per l’uomo. Non solo cozze o vongole, ma anche questi pregiatissimi molluschi rientrano nella categoria dei frutti di mare contaminati che possono nuocere alla nostra salute.

Dalle microplastiche alle vernici, tutti materiali gettati in mare e che finiscono inevitabilmente sulle nostre tavole: a parlarne, in un articolo, è la rivista Focus, in cui viene evidenziato che “la presenza di contaminanti nei cibi che mangiamo, dalle microplastiche al mercurio, non è una novità, e i prodotti che vengono dal mare sono tra quelli più a rischio di contaminazione”.

“Frutti di mare prodotti in poche zone del mondo inquinate”

“I cosiddetti frutti di mare, poi, hanno un ulteriore problema – viene sottolineato nell’articolo – Sono prodotti in poche zone del mondo e da lì vengono esportati in tutto il pianeta, spesso senza controlli approfonditi; il risultato è che è difficile sapere che cosa contengono i frutti di mare che ci troviamo sulla tavola e che magari provengono dall’altra parte del mondo”.

Focus riprende uno studio pubblicato su Science of the Total Environment, il quale fa luce sul contenuto “sgradito” nei frutti di mare e quali sono le principali cause della sua contaminazione. Inutile dirlo che quasi tutte sono riconducibili all’uomo.

Ostriche contenenti plastica: “Colpa dell’inquinamento”

La presenza di microplastiche negli oceani mette a repentaglio anche la genuinità delle ostriche. Ad esempio, nelle ostriche del Myanmar – secondo uno studio condotto da un gruppo di ecologi dell’università di Irvine, in California – vi hanno trovato traccia di 87 specie diverse di batteri (metà delle quali considerate pericolose per l’uomo), e soprattutto di 78 diversi tipi di contaminanti: carburante, vernici, cosmetici, oltre alle onnipresenti microplastiche, che da sole costituivano quasi il 50% del totale delle sostanze estranee.

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“L’identità delle sostanze inquinanti trovate nelle ostriche fornisce un indizio anche sulla loro provenienza – sottolinea Focus – Un esempio è il latte in polvere, che secondo gli autori dello studio non può che arrivare dagli scarichi fognari della vicina città di Myeik. In altre parole, non solo lo studio dimostra la presenza di una grande varietà di contaminanti nelle aree di allevamento di ostriche, ma anche che sono i nostri stessi rifiuti, scaricati in mare, a rientrare in qualche modo nella catena alimentare per poi tornare a noi”.

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