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Intervista a Vittorio Malingri: “Tifo Luna Rossa. Foil? Sono favorevole, ma non per il Vendée Globe”

luna rossa e foil, parla malingri

Potremmo definirlo l’uomo delle prime volte, oppure l’uomo dei record. Ma per Vittorio Malingri entrambe le definizioni sarebbero comunque limitative. Primo italiano a partecipare al Vendée Globe, nel 2017 insieme al figlio Nico batte (di parecchio) il record della Dakar-Guadalupe fino ad allora detenuto dai francesi Yves Moreau e Benoit Lequin, traversando l’Atlantico con un catamarano non abitabile di sei metri in 11 giorni, 1 ora e 9 minuti.

Padre e figlio d’arte, Malingri è anche un progettista, basti per tutte le sue creazioni nominare la serie Moana, praticamente un mito galleggiante per le regate oceaniche. Per farla breve, potremmo dire che l’esperienza di Vittorio Malingri è seconda solo alla sua cortesia e affabilità, dato che dopo pochi secondi comincia a darti del tu.

Sta seguendo la Coppa America?

Quest’anno sono a terra, quindi la sto seguendo più delle altre volte e sta andando alla grande: è una figata, la Formula 1 della vela. Certo è diversa dalle altre edizioni, ma lo spettacolo c’è, eccome.

Come vede il team di Luna Rossa?

Sono cresciuti tantissimo, si sono dati da fare. Non hanno niente da invidiare agli altri team, siamo allo stesso livello di Ineos. Dico siamo, perché tifo Luna Rossa e sono curioso di vedere come andrà la finale di Prada Cup. Anche perché il calendario prevede 13 regate scaglionate in più giorni e intervallate da pause, quindi si potrà correggere il tiro in corsa. Certo, errori da parte di Luna Rossa ce ne sono stati e se n’è tanto parlato, ma chi non li ha commessi? Pensiamo ad American Magic e la sua scuffia. Poi ci sarà da divertirsi per l’America’s Cup. C’è tanta attesa per il defender Team New Zealand che abbiamo visto finora poco in acqua. Sarà una bella sfida, perché il vincente della Prada Cup avrà regatato di più dei kiwi.




Mi sembra di capire che non ha nulla in contrario ai foil

Per la Coppa America credo fosse un’innovazione nell’aria. Oramai si usano in molte categorie olimpiche, sta diventando uno standard, anche se continueranno a esserci categorie dove non ci saranno. Per l’America’s Cup credo che i foil saranno adoperati anche in futuro, poi tutto dipende da chi vincerà questa edizione e cosa deciderà, ma credo che la strada sia segnata e va bene così. Inoltre, da progettista, la Coppa America è interessantissima. Le innovazioni che si sperimentano in gara troveranno in futuro applicazione nel comparto industriale, penso anche alle barche a motore come gli aliscafi e simili. Non è un caso che sullo scafo di American Magic c’era il nome della Airbus.

Per il Vendée Globe invece cosa pensa dei foil?

Beh lì ho qualche remora, in particolare su tre punti. Il primo è la sicurezza. Se l’America’s Cup è la Fomula 1 della vela, il Vendée Globe è la Parigi-Dakar. Contano altre cose e soprattutto il mare che incontri è diverso. In questa edizione abbiamo visto barche spezzate in due e lì temo che i foil hanno avuto la loro parte. Non è questione solo di velocità, ma proprio di fisica. Quando incontri certe onde e hai la prua immersa, la forza dell’albero e delle volanti si fa sentire e allora il foil aumenta lo stress sullo scafo. Diventa una roulette russa e non so se faccia bene alla competizione.

Quali sono le altre due remore?

La seconda è una questione di accesso alla competizione. I foil costano, aggiungerli alla barca aumenterebbe le difficoltà per le nuove leve ad avvicinarsi al Vendée Globe, insomma potrebbero rilevarsi una barriera all’ingresso. L’ultima remora, invece, riguarda il rapporto costi/benefici in una gara del genere. Se vediamo le statistiche, la velocità di Charlie Dalin, per esempio, che aveva i foil (arrivato primo al traguardo ma risultato secondo dopo le compensazioni ndr), non è stata poi così diversa da quelle di Jean Le Cam (che è arrivato quarto e non aveva foil ndr). Questo perché nel Vendée Globe non sempre trovi le condizioni per sfruttare i foil al massimo. Considera, inoltre, che Le Cam ha aiutato Kevin Escoffier. La giuria lo ha ricompensato per il tempo perso, ma quando ha lasciato la gara per trarre in salvo Escoffier, Le Cam era in un buon momento con condizioni di vento favorevoli. Quel treno lo ha perso e non lo ha più recuperato nemmeno con le compensazioni. Insomma, se non ci fosse stato quell’incidente, forse avremmo raccontato un altro Vendée Globe.

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