Località di mare News dal mare

Stilata tra polemiche e dissidi la mappa per il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi

deposito dei rifiuti radioattivi

Esplode la protesta per i siti individuati sul territorio nazionale per ospitare le aree per il deposito dei rifiuti radioattivi. Polemiche dei sindaci delle città di mare in Puglia: ecco la mappa delle zone interessate

di Donato Giannini

Dopo un’attesa di sei anni, nei giorni scorsi è stata presentata la Carta dei siti idonei alla costruzione del deposito nucleare nazionale per i rifiuti radioattivi. Un programma fondamentale che si è portato dietro polemiche e dissapori per l’individuazione dei siti, soprattutto in quelle regioni a vocazione turistica, dove si attende un rilancio economico sfruttando anche la risorsa mare.

Sono sette le regioni coinvolte nella realizzazione dell’impianto di conservazione di rifiuti nucleari che andranno a formare il deposito nazionale.




Dopo anni di ritardo è arrivato il nullaosta del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio che ha affidato alla Sogin il progetto correlato al deposito nazionale e al Parco tecnologico. Si tratta infatti di un processo che permetterà di sistemare i rifiuti radioattivi in maniera definitiva.

Deposito dei rifiuti radioattivi, ecco le zone interessate

PIEMONTE – 8 zone tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo)

TOSCANA-LAZIO – 24 zone tra le province di Siena, Grosseto e Viterbo (Comuni di Pienza, Campagnatico, Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano)

BASILICATA-PUGLIA – 17 zone tra le province di Potenza, Matera, Bari, Taranto (comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso)

SARDEGNA – 14 aree tra le zone in provincia di Oristano (Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio, Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Ortacesus, Guasila, Segariu, Villamar, Gergei)

SICILIA – 4 aree nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta (Comuni di Trapani, Calatafimi, Segesta, Castellana, Petralia, Butera).

In Italia si trovano già dei siti per la raccolta di questi materiale, ma sono tutti provvisori. Per non incorrere in sanzioni da parte dell’Europa, l’Italia deve attrezzarsi sotto questo aspetto. A tal fine sono state identificate 67 aree idonee allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi.

Il deposito – come spiegano dal Ministero – sarà costruito su un’area di 150 ettari, con “una struttura a matrioska”, ovvero 90 costruzioni in calcestruzzo con dei moduli che raccoglieranno a loro volta i contenitori con i rifiuti.

In Puglia monta la rabbia per i deposito dei rifiuti radioattivi

La scelta dei siti non ha però fatto mancare le polemiche. Dal comune di Taranto, città che nel futuro prossimo ospiterà un’eccellenza della cantieristica navale come Ferretti Yacht, il sindaco Rinaldo Melucci, in una nota stampa, fa sapere che “occorre più attenzione, un metodo serio e maggiore visione perché il governo a Taranto sta perdendo l’anima e la credibilità”. Melucci si riferisce alla questione Ilva ancora irrisolta e dopo anni di lotta, l’area di Taranto si troverebbe ancora ad ospitare materiale pericoloso. Al sindaco si sono accodati il presidente della regione Puglia Michele Emiliano e l’assessore all’ambiente del Comune di Taranto, Paolo Castronovi.




Sempre in Puglia, nell’area dei comuni di Altamura (provincia di Bari) e Laterza (provincia di Taranto) arriva lo stesso no. Altra questione spinosa nel tavoliere riguarda la bonifica in provincia di Taranto di un sito che aspetta ormai da vent’anni la bonifica. Si tratta del comune di Statte.

LEGGI ANCHE: Mozziconi di sigarette sulle spiagge: con cestini e cartelli riduzione del 69%

In Italia ad oggi, ci sono decine di centri che producono o detengono rifiuti radioattivi. La maggior parte sono in fase di smantellamento da parte della Sogin, la società alla quale è stato affidato il decommissioning (smantellamento). La Sogin gestisce ben 15.000 metri cubi di rifiuti radioattivi, sparsi in tutta Italia. La Sogin prevede che nel deposito nazionale andranno a finire ben 78.000 metri cubi di materiale radioattivo, di cui 50.000 derivanti dallo smantellamento degli impianti nucleari e circa 28.000 metri cubi, dai settori della medicina nucleare e industriale.

Da un lato quindi la necessità di attrezzarsi con un deposito nazionale, pena sanzioni dall’Europa, dall’altro il problema che i siti individuati trovano il disaccordo della popolazione locale e delle amministrazioni, in primis per il mancato coinvolgimento di questi ultimi, in secundis, per l’impatto negativo che potrà avere sul turismo e sull’ambiente un progetto di questo tipo.

L’Italia oggi spende fior di quattrini per lo smaltimento all’estero ed è costretta ad equipaggiarsi di un deposito e di un parco tecnologico. Insomma, da un lato l’impellenza dello smaltimento e della conservazione, dall’altra la ‘deturpazione’ di aree che necessitano più di un rilancio economico turistico.

 

 

Leggi anche

Ferragosto ad Albenga, ecco tutti gli eventi tra musica, arte e buon cibo

Redazione

Il “Festival internazionale ai parchi di Nervi” vince il Premio Festivalmare

Fabio Iacolare

Pirati, Messina (Assarmatori): “collaborazione tra marina mercantile e Militare”

Fabio Iacolare

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.