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I pirovelieri dei Mille: le vecchie vele Limbardo e Piemonte

I pirovelieri dei Mille: le vecchie vele Limbardo e Piemonte

I pirovelieri dei Mille: le vecchie vele Limbardo e Piemonte ospitarono a bordo i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi che sbarcarono a Marsala l’11 maggio 1860.

Si erano imbarcati a Quarto nella notte fra il 5 e 6 maggio sui pirovelieri Lombardo e Piemonte.
Le due navi, che erano ormeggiate alla batteria della darsena, l’odierno “Ponte dei Mille” , erano del tipo a motore, con pale rotanti e dotati di vele quadre; rappresentavano cioè quella lenta mutazione della tecnologia dalla propulsione a vela a quella meccanica, che si concluse a favore di quest’ultima dopo il primo novecento.

Le unità erano di proprietà dell’armatore Rubattino e il contratto di cessione a Garibaldi fu segretamente chiuso a Torino nei giorni precedenti, col benestare del Regno piemontese.

Con i favoritismi di chi sapeva ma non lo diceva alle autorità, Garibaldi ed i suoi volontari salirono a bordo delle due navi, ne presero il comando, eludendo la docile resistenza degli equipaggi volutamente non informati dall’armatore.

I pirovelieri dei Mille: ecco chi era al comando

Il comandante del “Lombardo” era Nino Bixio mentre Giuseppe Garibaldi era a bordo del “Piemonte”, il cui capitano era Salvatore Castiglia, patriota siciliano.

Faceva parte del gruppo anche Simone Schiaffino, l’eroe portabandiera camogliese, il quale fu il timoniere del “Lombardo”.

Il piano era quello di partire più velocemente possibile, dirigere a Quarto ad imbarcare il resto delle camicie rosse e proseguire per la Sicilia.

Appena giunto a bordo del “Lombardo”, Nino Bixio veniva informato dal Direttore di Macchina Giuseppe Orlando che il personale addetto non poteva avviare le macchine poichè il solo “Piemonte” non poteva accogliere tutti i volontari, nè avrebbe avuto senso dimezzare la forza della spedizione, già fin troppo ridotta, il comandante garibaldino decideva senza esitazioni di tentare il rimorchio dell’altro piroscafo.

Il suo intento era quello di avviare le recalcitranti macchine del “Lombardo” nel corso delle successive operazioni d’imbarco della truppa a Quarto.

Il tragitto tra il porto e il luogo di radunata a Quarto

Il tragitto tra il porto e il luogo di radunata dei volontari non era di per sè particolarmente lungo: le condizioni in cui la manovra doveva essere eseguita erano, tuttavia, tali da far rizzare i capelli in testa anche ad un capitano di lungo corso e grossa esperienza come Nino Bixio.

Il medievale e assai movimentato porto genovese, ben diverso da quello attuale e persino più piccolo dell’odierno specchio d’acqua del cosiddetto “Porto Vecchio”, era infatti una foresta d’alberi di velieri ormeggiati ai gavitelli o ammassati a ridosso delle dighe, di fumaioli di piroscafi, di boe, imbarcazioni e galleggianti vari, tra bettoline e maone.

Dopo aver preso a rimorchio il “Lombardo”, le due navi partivano dalla batteria della darsena con l’ausilio di compiacenti ormeggiatori.

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Erano le 2:15 del 6 Maggio 1860 quando quel rimorchio rappresentò un capolavoro di tecnica marinaresca: con abili maneggi dei cavi di traino e variazioni delle motrici, le due navi si districarono in sicurezza dalla giungla delle barche ormeggiate nello specchio d’acqua del porto.

Si deve poi ricordare che tutta l’operazione doveva essere fatta nel massimo silenzio e nel minimo tempo possibile, senza l’ausilio di mezzi portuali.

Non va qui dimenticato, che Simone Schiaffino, timoniere di una nave rimorchiata in acque ristrette, espletò il suo compito con professionalità ineccepibile.

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