L’iniziativa di donare 100 euro ai pescatori che salvano animali feriti nell’area Marina di Porto Cesareo è “inopportuna, assunta senza un preventivo confronto con altri operatori del settore, potenzialmente dannosa nelle sue conseguenze immediate e a lungo termine”.
L’impietoso giudizio è di 23 strutture, tra Centri Recupero, Università e altri che a vario titolo si occupano di tartarughe marine, sull’iniziativa del Consorzio di gestione dell’Area marina protetta di Porto Cesareo che ha stanziato un fondo (1.000 euro in totale) per destinare 100 euro a ciascuna barca di pescatori professionisti che collabori al recupero di una tartaruga marina in difficoltà e consegni l’animale ancora in vita.
Il dissenso è stato espresso in modo formale attraverso una lettera inviata ai ministeri dell’Ambiente e delle Politiche Agricole e indirizzata per conoscenza anche a Ispra e Regione Puglia. Nel testo si sottolinea ”l’assoluta inadeguatezza di tale provvedimento. Si tratta a nostro avviso di una sconsiderata forma di ricompensa non giustificata sul piano tecnico e tantomeno su quello etico”.
Area marina protetta di Porto Cesareo diventa “precedente pericoloso”
Questo ”sussidio”, per i firmatari della lettera, “rischia di creare un precedente pericoloso e inopportuno, mettendo seriamente in difficoltà tutti i Centri recupero tartarughe marine nei loro rapporti con i pescatori che incorrono nella cattura accidentale di una tartaruga, rapporti coltivati con anni di fatica e sacrificio”.
“La ricompensa rischia altresì di vanificare anni di lavoro spesi nella formazione dei pescatori sulle buone prassi, sulla salvaguardia delle tartarughe e più in generale dell’ambiente marino” si legge ancora.
”L’Italia – si ricorda inoltre – è stato uno dei primi Paesi ad aver avviato un costruttivo rapporto di collaborazione con i pescatori al fine di mitigare l’impatto della pesca sulle tartarughe marine (anni 1980, progetto tartarughe Wwf – Sapienza Università di Roma)”. E ancora, si sottolinea come la eventuale monetizzazione potrebbe far aumentare il tasso di cattura e la mortalità con effetti contrari agli obiettivi di tutela e di salvaguardia che si vogliono perseguire.
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A fronte inoltre del gran numero di individui catturati (nell’ordine di migliaia, se non decine di migliaia solo in Italia) “la retribuzione non potrebbe tra l’altro durare a lungo né avere ampia estensione geografica. Gli incentivi, quando ci sono denari a disposizione, potrebbero e dovrebbero essere ben più proficuamente impiegati per azioni di sensibilizzazione e formazione e per favorire l’utilizzo di sistemi di pesca a basso impatto, volti a migliorare la qualità e quantità del pescato e a ridurre le interazione con le tartarughe marine e i danni sugli attrezzi di pesca”. I firmatari della lettera chiedono dunque ai ministeri coinvolti, ciascuno per le proprie competenze, di intervenire “per impedire che le buone intenzioni se mal indirizzate possano creare solo danno”.
Area marina protetta di Porto Cesareo, ecco chi sono i firmatari
I 23 FIRMATARI – La lettera è stata sottoscritta da: Fondazione Cetacea; Centro Studi Cetacei: Associazione italiana per lo studio dei mammiferi e dei rettili marini; SHI Commissione Tartarughe e Testuggini; i centri recupero tartarughe marine Legambiente Manfredonia, Wwf Molfetta e quello del Museo di Storia Naturale del Salento; Alessandro Lucchetti, del Cnr-Irbim, coordinatore TartaLife; Antonio Di Bello, dipartimento di Medicina Veterinaria Università di Bari; Marianna Marangi, del dipartimento di Scienze agrarie, degli Alimenti e dell’Ambiente Università di Foggia. E inoltre: Maria Cristina Fossi, gruppo Plastic Buster Università di Siena; Paolo Casale, Università di Pisa Marine Turtle Specialist Group (Iucn/Ssc); Sandra Hochscheid, Centro Ricerche Tartarughe Marine Stazione Zoologica Anton Dohrn; i Crtm Talamone Grosseto; Brancaleone; Area marina protetta di Caporizzuto; Crama Asinara; Wwf Policoro; Lampedusa; Pioppi di Pollica; Centro provinciale recupero fauna selvatica e tartarughe marine di Cattolica Eraclea; Centro recupero Tartarughe Marine Acquario di Livorno Centro recupero Tartarughe Marine e altri animali marini M.A.R.E Calabria; Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa.

Fabio Iacolare è videomaker e giornalista pubblicista dal 2010: esperto in regia di format tv e giornalista esperto in eventi a carattere culturale, ambientale ed enogastronomico italiano.
