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Fase 2, bambini e distanziamento sociale: ecco cosa ne pensano gli italiani

Fase 2, bambini e distanziamento sociale: ecco cosa ne pensano gli italiani

Fase 2, bambini e distanziamento sociale: ecco cosa ne pensano gli italiani che sono costretti a fare i conti con queste misure di contenimento ma c’è ancora tanta confusione in giro.

La circostanza più confusa di distanziamento sociale riguarda quella dei giochi tra i nostri bambini: sia che ci si trovi al parco pubblico e sia che ci si trovi nel giardino condominiale, in questa situazione oltre la metà degli adulti non sapere quale sia il giusto distanziamento da mantenere fra i bambini.

A fotografare il quadro è un’indagine realizzata dalle agenzie da mUp Research e Norstat per Facile.it da cui è emerso che, in generale, sono oltre 29,5 milioni gli italiani che hanno ancora le idee confuse sulle distanze da mantenere in alcuni dei più comuni contesti quotidiani.

Il problema, si legge nell’indagine svolta dalle due agenzie su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, non sembra essere il concetto generale di distanziamento sociale, rispetto al quale la quasi totalità degli intervistati afferma di aver chiaro il significato e solo l’1,2% ha ammesso di non sapere o non essere sicuro di sapere cosa sia.

Ma una volta analizzati più da vicino i contesti specifici nei quali è necessario mantenere le distanze di sicurezza, ecco che allora emerge la grande confusione: oltre a giochi per i bambini, la lista dei luoghi pubblici rispetto ai quali gli italiani hanno le idee poco chiare è lunga; le spiagge, i negozi di parrucchieri o saloni di estetica, i mezzi pubblici e i bar.

C’è confusione persino sulle auto e moto private sono tanti i cittadini che ammettono di non sapere con esattezza, se non addirittura ignorare del tutto, quale sia la distanza giusta da mantenere rispetto agli altri passeggeri.

Bambini e distanziamento sociale, ecco le regole da seguire

  • parchi e giardini sono accessibili a bambini e adolescenti da 0 a 17 anni, con obbligo di accompagnamento da parte di un genitore o comunque di un adulto;
  • distanziamento fisico di almeno un metro tra i bambini;
  • obbligo mascherine per tutti, bambini e adolescenti dai 3 ai 17 anni;
  • pulizia e igiene: ci saranno addetti alla pulizia degli spazi

Fase 2, bambini e distanziamento sociale: ecco cosa ne pensano gli italianiDal 18 maggio e per tutto il periodo estivo gli enti locali interessati potranno progettare e organizzare attività all’aperto, pur mantenendo regole di sicurezza, tra cui gli ingressi scaglionati di 5/10 minuti e il lavaggio delle mani prima dell’ingresso all’area.

Gli operatori delle aree nelle quali verranno svolte le attività sopraddette dovranno essere formati, a creare una procedura di “triage”, per accertare lo stato di salute del bambino ovvero conoscere i temi di prevenzione al Covid 19.

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Da giugno più o meno potrebbero essere le stesse regole, ed apriranno i centri estivi per bambini e adolescenti sopra i tre anni di età. Nel caso in cui le attività si dovessero svolgere in luoghi chiusi, è prevista l’areazione frequente dei locali.

Ecco come gli italiani hanno capito quale atteggiamento tenere

Grazie al bombardamento mediatico delle ultime settimane, sembra essere il luogo pubblico dove gli italiani pare abbiano capito meglio quale atteggiamento tenere quando si cammina sul marciapiede e ‘solò il 9,2% dei rispondenti ha detto di non conoscere quale sia la distanza di sicurezza.

Capitolo a parte meritano i ristoranti, le pizzerie e i pub, rispetto ai quali, più che il distanziamento sociale, il vero problema potrebbe essere l’affluenza.

Gli italiani sono pronti a tornare a pranzare e cenare fuori casa?

La maggior parte, purtroppo, no. Secondo l’indagine realizzata per Facile.it, più di un intervistato su due ha dichiarato che, almeno nella prima settimana di riapertura, non mangerà fuori casa perché non si sente sicuro; il 22% è ancora indeciso e il 10,3% continuerà ad utilizzare la modalità di asporto o consegna a domicilio.

Insomma, nonostante le fatiche di molti ristoranti, pizzerie e pub, sembra che solo il 13,3% degli italiani tornerà subito a mettere le gambe sotto al tavolo. Ma il dato forse ancor più preoccupante è che questa scelta non sembra essere momentanea ma pare corrispondere ad un cambiamento di abitudine più radicale.

Alla domanda ”Con quale frequenza, rispetto a prima dell’emergenza coronavirus, crede che andrà a pranzo o a cena in un ristorante, una pizzeria o un pub da qui alla fine del 2020?” solo il 21,6% degli intervistati ha dichiarato che ci andrà con la stessa frequenza di prima; il 60,4%, pari a quasi 26,5 milioni di italiani, ha invece ammesso che ci andrà meno spesso di prima, mentre il 16,8% addirittura non ci andrà proprio.

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A cambiare maggiormente abitudini sembra saranno i più anziani; nella fascia di età compresa fra i 65 ed i 74 andranno al ristorante/pizzeria meno di quanto facessero prima dell’emergenza il 63,2% dei rispondenti, e ancora meno (64,8%) coloro che hanno una età compresa fra i 55 ed i 64 anni.

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