Viaggi e stili di vita

Biennale di Venezia e Hilton Molino Stucky: un perfetto getaway

Venezia ha dato il benvenuto alla 58° Edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte, inaugurata lo scorso 11 maggio e che rimarrà aperta ai visitatori fino al 24 novembre 2019. Curata da Ralph Rugoff, l’edizione 2019 di Biennale Arte è intitolata “May You Live in Interesting Times”: espressione della lingua inglese per lungo tempo associata ad un’antica maledizione cinese, ma che il Presidente della Biennale Paolo Baratta ha spiegato essere un invito a vedere e comprendere le sfide complesse che caratterizzano questo momento storico.

All’interno del panorama alberghiero veneziano, Hilton Molino Stucky, considerato un “Moderno capolavoro veneziano” per via del suo glorioso passato come mulino trasformato in un hotel 5 stelle unico nel suo genere, rappresenta la scelta ideale per godersi un getaway indimenticabile nella città lagunare. Strategicamente posizionato sul Canale della Giudecca, agevolmente collegato alle due sedi principali dell’Esposizione, e con una vocazione artistica che caratterizza l’intera struttura, non perde infatti occasione di ospitare tra le proprie mura installazioni artistiche.

Dotato di un’ampia scelta di camere e suite, tra le quali le recentemente rinnovate Molino Premium Room con un design che rende omaggio al passato della struttura; di sette bar & ristoranti tra cui lo Skyline Rooftop Bar fiore all’occhiello dell’hotel che offre una vista mozzafiato su tutta la città; di un centro benessere all’avanguardia firmato eforea Spa, brand wellness di qualità certificata da Hilton, e della più alta piscina panoramica di Venezia con vista senza eguali sulla città. La propensione per l’arte e per il design è una caratteristica peculiare dell’hotel in quanto tutti gli ambienti sono stati pensati e realizzati in ogni minimo dettaglio utilizzando materiali di pregio ed elementi di design superiore. Ne è un chiaro esempio la Suite Presidenziale dove i lampadari in vetro di Murano si alternano ai ricercati tessuti Fortuny e alle opere dell’artista Marco Nero Rotelli.

In questo contesto si inserisce la mostra “Play with us” firmata dall’artista da Naby Byron e inaugurata anch’essa lo scorso 11 maggio. Si tratta di un’installazione giocosa, ma al tempo stesso molto provocatoria che riprende il tema del cavallo da giostra conferendo a questo simbolo un significato molto più profondo. Il file rouge che segna la mostra parte dalla valorizzazione dell’infanzia come stato momentaneo di crescita evolutiva, ma è critica nei confronti della società contemporanea sempre più alla ricerca della perfezione iconica, che ci spinge a farci apprezzare per quello che non siamo.

L’artista trasforma il cavallo in una sorta di autoritratto, un animalepreda senza cavaliere e senza padroni, libero dalla giostra che “Gira fino a quando non sai più chi sei”, cit. Subsonica, “Bottiglie rotte” in un simbolo di libertà ed opportunità grazie alla liberazione dai meccanismi della giostra stessa e alla proiezione di sé in luoghi non convenzionali. A completare l’opera le musiche di Max (Massimiliano) Casacci, artista del noto gruppo Subsonica, legato alla struttura da un denominatore comune: la casa circondariale della Giudecca, le cui detenute sono le protagoniste di una canzone da lui prodotta con Jack Jaselli e che saranno fruitrici nel mese di giugno di corsi di formazione tenuti dai dipendenti dell’hotel a sostegno di un loro reinserimento in società. Attività parte delle iniziative a supporto della comunità pianificate dall’hotel per il 2019 in occasione della celebrazione del centenario della Compagnia Hilton.

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