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Barca in avaria allo Scoglio di Rovigliano: salvati dalla Guardia Costiera

Barca in avaria allo Scoglio di Rovigliano: salvati dalla Guardia Costiera

Castellammare di Stabia, barca in avaria allo Scoglio di Rovigliano: salvati dalla Guardia Costiera: hanno vissuto momenti di paura sei persone, due adulti e quattro bambini, a bordo di una barca in avaria.

L’intervento lampo è avvenuto nella serata di ieri da parte di una motovedetta della Capitaneria di porto di Castellammare di Stabia che ha evitato il peggio: salvati i naufraghi a bordo del natante di circa 9 metri, con organo motore in panne e con timone in avaria.

Erano da poco passate le 20 quando la Sala Operativa della Capitaneria di porto di Castellammare di Stabia riceveva una chiamata di soccorso (Mayday -Mayday) da parte del conduttore della unità da diporto, che si trovava al traverso di Rovigliano, a pochi metri dalla scogliera antistante.

Barca in avaria, Immediato l’invio della motovedette CP 542

Immediato l’invio in zona della motovedette CP 542 che, prontamente, prima che accadesse il peggio, è accorsa in soccorso ai diportisti con l’avaria della barca allo Scoglio di Rovigliano che, nel frattempo avevano cercato di recuperare la rotta per evitare il pericolo di infrangersi verso gli scogli.

Accertate le buone condizioni di salute dei naufraghi, molto scossi e spaventati, il personale militare ha atteso sul posto l’arrivo di un imbarcazione privata che ha provvisto al rimorchio  in avaria della barca allo Scoglio di Rovigliano verso il porto di Torre Annunziata dove, presso un pontile galleggiante, è normalmente ormeggiata.

Soltanto spavento per fortuna, per un evento che poteva avere conseguenze molto più gravi e irreparabili, anche per la presenza a bordo di minori, nel primo weekend in cui nella Regione Campania è stata consentita l’attività di nautica da diporto su mezzi privati.

Lo Scoglio di Rovigliano, ecco la leggenda del fantasma

Secondo una vecchia leggenda la città di “Stabiae” fu fondata da Ercole, al ritorno dalla Spagna dopo la decima delle sue epiche dodici fatiche nel1239 avanti Cristo.

La stessa leggenda attribuirebbe ad Ercole anche la nascita dello Scoglio di Rovigliano che anticamente era chiamato, appunto, Pietra d’Ercole, ma la leggenda vuole che al tempo delle invasioni dei Longobardi nell’Italia meridionale, anche il territorio di Castellammare di Stabia non fu risparmiato.

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Alcuni soldati si accamparono nei pressi della foce del fiume Sarno, proprio di fronte all’isoletta di Rovigliano, a guidarli era il conte Orso, uomo audace e generoso, sposato con una donna bellissima di nome Donna Fulgida, e il figlio Miroaldo un ragazzo giovane e gentile.

Si stanziarono nel castello che si ergeva sull’ isoletta: donna Fulgida era una donna dal cuore generoso e molto spesso si allontanava dalla sua dimora per andare tra i suoi soldati, ai quali regalava parole di conforto e piccoli doni, cercando così di alleviare la loro dura vita.

Un giorno, apparvero nel golfo di Castellammare quattro grandi navi saracene, e il conte Orso diede subito l’ordine ai suoi soldati di prepararsi alla difesa: dalle navi saracene si staccarono moltissime barche che portarono a terra gruppi di pirati armati fino ai denti.

La lotta non durò a lungo, e nonostante i loro eroici tentativi i soldati vennero sopraffatti dal nemico: gran parte di essi furono massacrati, e i pochi che sopravvissero furono portati via come schiavi, ma un manipolo di sopravvissuti, insieme al conte Orso, tentarono una disperata resistenza ritirandosi sullo scoglio di Rovigliano.

I Saraceni li sconfissero, il conte, ferito a morte, fu impiccato, mentre donna Fulgida, che aveva tentato di fare scudo col proprio corpo al marito, fu trafitta da una lancia saracena e lasciata moribonda sugli scogli mentre Miroaldo, rimase miracolosamente incolume e fu condotto con gli altri in schiavitù.

Ma, donna Fulgida, non era morta, il colpo non fu mortale ma la fece svenire dal dolore, i soldati pensando fosse morta la lasciarono su gli scogli e quando riprese i sensi si trovò da sola in mezzo a tantissimi soldati trucidati, e alzando gli occhi vide penzolare dal ciglio di una roccia il cadavere del marito.

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Da allora non si sa che ne fu della povera donna, ma si racconta che ogni notte, lo spirito di donna Fulgida vaga per gli scogli di Rovigliano, chiamando a gran voce il suo sposo Orso ed il figliolo Miroaldo, mentre una nuvola di gabbiani l’accompagnano, volandole  attorno come una macabra danza.

 

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