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World Series, Chessa contro Ace: “Hanno strumentalizzato la Sardegna”

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L’assessore regionale al Turismo della Regione Sardegna, Gianni Chessa, torna all’attacco contro gli organizzatori dell’America’s Cup in merito all’organizzazione delle World Series.

Sembrava vicinissimo l’accordo che avrebbe portato Luna Rossa a gareggiare nelle acque casalinghe di Cagliari: l’annuncio della prima regata di avvicinamento che si svolgerà in Spagna, tuttavia, ha incrinato il rapporto tra le parti, fino al definitivo abbandono della trattativa.

Le parole di Chessa sulle World Series in Sardegna

L’assessore ha oggi fornito le sue motivazioni che hanno portato al dietrofront da parte della Regione Sardegna, sparando a zero sugli organizzatori della Coppa America: “Oggi dimostriamo come alla Regione non sono pervenuti da Ace documenti fondamentali per completare l’iter di un contratto di servizio. Io ho sempre tenuto la ‘barra dritta’, ho voluto fortemente questo evento, e fino all’ultimo ho lottato per portarlo in Sardegna. Ma esigo rispetto: è ora di smetterla di pensare che i sardi abbiano l’anello al naso”.




Così Gianni Chessa, assessore regionale al Turismo, ha aperto la conferenza stampa convocata stamane alle 11, per raccontare i dettagli della trattativa con i vertici di Ace. Una trattativa che qualche mese fa sembrava essersi incardinata sui binari giusti, con la Regione Sardegna che aveva stanziato 6,1 milioni di euro per ospitare l’evento L’orario della conferenza stampa non è stato casuale: alle 11 si chiudeva la procedura, nel sistema “SardegnaCat”, per presentare le offerte per l’evento, ma nessuna proposta è giunta agli uffici dell’assessorato. Anche le ultime speranze di raggiungere un accordo tra le parti si sono dunque spente, con Chessa che ha deciso, documenti alla mano, di togliersi i sassolini dalla scarpa.

“Opinione pubblica è contro chi difende la regione”

La posizione dell’assessore, corroborata anche dall’esposizione della direttrice generale Angela Porcu che ha elencato nel dettaglio le tappe che dal 2022 hanno portato alla scadenza dell’iter sulla piattaforma regionale, è chiara: “L’evento non è andato in porto per inadempienze di chi voleva organizzarlo. Ma la Sardegna non è tavolo da gioco, qui non si può giocare a poker e bluffare. Dal momento in cui ci è stato proposto questo evento, il mio assesorato si è attivato per portarlo a casa. Io, da politico, dovevo solo trovare i soldi, e l’ho fatto. Ma le regole vanno rispettate: non si può giocare con le istituzioni, e non si può giocare con risorse pubbliche”. “Si è voluto ‘strumentalizzare’ la Sardegna, usarla come base di rilancio per costringere la Spagna a mettere più risorse per organizzare le World Series. E infatti, da quello che sappiamo, la Spagna ha messo sul piatto, per l’intero evento, settanta milioni di euro”. Le risorse per l’evento, “sono state inserite nella legge finanziaria grazie a una proposta della maggioranza: tradotto, io per primo ho voluto fortemente questo evento. E oggi, nelle opposizioni, c’è chi ha il coraggio di attaccarmi pur avendo votato contro in aula. È chiaro che qualcosa non torna”. Risorse, fa sapere l’assessore, che comunque non si perderanno, ma andranno ad attingere i capitoli del prossimo collegato alla finanziaria.




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Chessa si è poi rivolto ai suoi detrattori: “I vertici di Ace probabilmente hanno qualche problema con la burocrazia italiana, ma, ribadisco, le leggi vanno rispettate. Gli attacchi al mio operato? Mi dispiace che l’opinione pubblica si sia schierata contro chi difendeva gli interessi della nostra isola, nel rispetto delle leggi, schierandosi con chi ha forse voluto ‘strumentalizzare’ la Sardegna. Ma il tempo è galantuomo, e la verità sta venendo a galla”. Tornando alle tappe della trattativa, Ace, dopo interlocuzioni non formali, si presentò alla Regione con una proposta a settembre del 2022, come società esclusivista dell’evento, quindi, il 13 aprile di quest’anno, la videoconferenza tra l’assessorato e un avvocato spagnolo della società che registrò la prima rottura: “Emersero delle difficoltà da Ace a presentare l’offerta secondo le tempistiche richieste- spiega Porcu- ma soprattutto difficoltà a sostenere un’anticipazione delle spese. Il motivo? Essendo una piccola società, sostenevano di non poter anticipare tutti i costi prima dell’evento. Ma la Regione non aveva ancora fatto le verifiche sull’antimafia, potevamo solo fare un’aggiudicazione provvisoria, con l’impegno a stipulare il contratto entro il 30 maggio”.

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Per quanto riguarda la road map dei pagamenti, “specificammo che avremmo potuto dare due tranche, la prima entro il 30 giugno a presentazione dell’offerta, la seconda a ricezione di un programma degli eventi entro il 31 agosto, ed il saldo a realizzazione dell’evento entro dicembre. Questa tempistica, una volta sottoscritta contrattualmente, rappresentava un impegno formale: nessuna risposta è più giunta da Ace”. Si arriva dunque al 20 aprile, giorno dello strappo definitivo, con la nota di Ace che comunica che l’evento di Cagliari è definitivamente accantonato, e dove è ribadito, spiega Porcu, “che la società non è in grado accettare la proposta, perché, trattandosi di una piccola organizzazione, non può operare con un flusso di cassa negativo. In tutto questo, ricordo che il codice degli appalti ci ha obbligato a rispettare i principi del nostro ordinamento, con procedure che devono rispettare, tra le altre cose, l’economicità, l’efficacia, la trasparenza e la libera concorrenza: tutti aspetti che noi abbiamo osservato”.

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