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Offshore Mixed, sempre più velisti si avvicinano alla nuova disciplina olimpica per Parigi 2024

“La luna è tramontata e ora è davvero buio. Io e il mio compagno corriamo da 46 ore di fila. Ci stiamo battendo contro il mitico vento di Maestrale, prua verso la costa della Francia e un’ultima boa al largo della Camargue. Sono incredibilmente stanco dopo due giorni di incessante modalità regata oceanica, solo noi due a bordo della nostra piccola barca scomoda.

Intorno a noi sono in vista concorrenti di altri sei paesi. Abbiamo duellato con gli australiani proprio accanto a noi nelle ultime sei ore. Sto provando a determinare quanto ci aiuterà la corrente e continuo a pensare: dobbiamo riuscire a prendere la lay-line alla prossima boa. Altre due virate sarebbero devastanti. Andare oltre la lay-line aprirebbe la porta agli inglesi e ai giapponesi che sono più a ovest… Ma sono così stanco. Mancano solo altre cinque ore. Quelle decisive.

Sto cercando di mantenere una presa leggera sullo stick del timone contro le raffiche crescenti di Mistral. Ma il braccio è più duro. Questo maestrale è più forte e rabbioso ora che navighiamo più vicino alla costa. È tempo di prendere una mano alla randa, il che significa che è il momento di svegliare il mio compagno di squadra. È esausta dopo aver timonato tutta la notte scorsa, ma vuole quella medaglia d’oro tanto quanto me. È nelle nostre capacità. Se solo potessimo restare concentrati.”

Quella che avete letto non è una fantasia lontana. Questa sarà la regata olimpica del 2024, che includerà per la prima volta un evento offshore in doppio misto. Ma è anche una disciplina velica completamente nuova per la maggior parte di noi.

Le barche a chiglia di 30 piedi per questa disciplina saranno fornite e one-design, quindi è garantito che le regate saranno combattute e con distacchi minimi. Il percorso sul Golfo del Leone sarà tatticamente impegnativo perché il tempo in agosto può riservare qualsiasi cosa, da un maestrale di 35 nodi a ore di calma piatta. Il percorso scelto avrà una durata di due o tre giorni. Nessuno può rimanere sveglio per quel periodo di tempo e pensare di rendere al meglio per tutte quelle ore. Chi è più preparato a gestire il sonno? Quale squadra potrà utilizzare delle abilità combinate per ottenere il massimo risultato? Chi si schianterà o sbaglierà per la stanchezza o per aver spinto troppo?

Sono in molti di questi tempi a porsi questa domanda: ho le caratteristiche e le capacità giuste per correre una maratona di vela olimpica? Proviamo a esplorare insieme a Jonathan McKee (oro a Los Angeles 1984 come prodiere di Flying Dutchman, bronzo a Sydney 2000 con il 49er, disalberato a poche miglia dall’arrivo di una Mini Transat che stava dominando, nel 2003) quali sono gli attributi di una medaglia d’oro offshore.

1) Devi essere un velista veloce. E’ il primo punto, la qualità tecnica non puo’ mancare. La flotta sarà insieme per centinaia di miglia, perché tutte le barche sono uguali e tutte le coppie nazionali saranno forti. Essere un timoniere leggermente migliore o essere in grado di mettere a punto la tua barca meglio di altri potrebbe pagare enormi dividendi. Ottenere un leggero vantaggio essendo veloce ti consente di navigare usando tattiche più conservative.

2) Tattica e strategia. Le tattiche e strategie saranno estremamente impegnative perché il vento in questa parte del Mediterraneo è dinamico, con cambi repentini. Ci potrà essere vento forte, a volte anche molto forte, ma probabilmente ci saranno anche periodi di aria leggera e altri di brezze termiche, con transizioni imprevedibili e molti effetti locali. Un olimpionico vincente dovrà avere la capacità di gestire sia variazioni su piccola scala che tattiche di grande scenario che si sviluppano per molte ore. In più con l’uso smart di strumentazioni elettroniche di tecnologia avanzata. Si tratta di un set di abilità molto diverso da quello richiesto dalle regate olimpiche su derive, su percorsi brevi e tra le boe, ma anche lontano dalle logiche delle corse oceaniche più lunghe.

3) Gestione del sonno e delle energie. Oltre ad essere veloci e bravi tattici-strateghi, i marinai vincenti dovranno essere in grado di gestire il sonno e l’energia per un massimo di tre giorni. Questo è più difficile di quanto si possa immaginare. I regatanti oggi hanno ottimizzato le loro prestazioni per un periodo di competizione dalle tre alle cinque ore ogni giorno. I team tipici di una regata oceanica con equipaggio hanno istituito un sistema di rotazione che consente a ciascun velista un turno di guardia di quattro ore, in modo che possano dormire, mangiare e fare manutenzione alla barca.

Ma in questo nuovo evento olimpico ci sono solo due velisti, quindi il modo in cui la squadra gestirà il sonno, il cibo e le altre necessità sarà davvero interessante, forse l’aspetto decisivo, con una forte componente psicologica, anche considerando che – per le note ragioni del gender-equity del CIO, le coppie sono miste, un uomo e una  donna.

4) Quando e come spingere e quando recuperare. Chi parte troppo forte all’inizio rischia di bruciarsi nelle fasi finali della gara. Chi si risparmia troppo, può ritrovarsi troppo indietro per avere chance di medaglia. E’ una considerazione che puo’ variare da atleta ad atleta, come nelle maratone, dipende dal tipo di muscolatura, di preparazione, di bioritmi.

5) Abituarsi al buio. Circa il 30% della gara sarà di notte, un’altra prima olimpica (mai successo, la vela è dunque protagonista di questa prima volta), quindi sarà importante essere bravi a correre nel buio. Oggi persino nel mondo delle derive alcuni allenatori fanno preparare gli atleti con uscite notturne per affinare la sensibilità…

Riepilogando: cerco velisti per la regata olimpica mista offshore del 2024? Allora sto cercando un timoniere veloce, bravo a mettere a punto la barca, eccellente tattico offshore e a proprio agio di notte, in grado di mantenere prestazioni di alto livello e lucidità con sonno limitato. Un profilo decisamente alto, che potrebbe includere molti dei campioni attuali, ma anche nuovi velisti che oggi ancora non conosciamo.

Chi ha tutti questi attributi nella giusta combinazione? O chi (e come) potrebbe impararli nei prossimi quattro anni? C’è un piccolo gruppo di attuali velisti offshore che potrebbe rapidamente adattarsi a questo nuovo evento olimpico, molti dei quali – ca-va-sans-dire – sono francesi. Possiedono già le abilità descritte sopra. Se uno come Charles Caudrelier o François Gabart decidesse di perseguire questo obiettivo olimpico (e parecchi ci stanno pensando davvero, come scopriremo in altri post su Saily) e trovassero il partner giusto, sarebbero molto più avanti rispetto al resto del mondo.

E americani? Marinai come Ryan Breymaier, Charlie Enright o Mark Towill potrebbero rientrare nel lotto, pur con la loro esperienza offshore di breve durata? O meglio i regatanti di livello tecnico più alto, che in più hanno acquisito anche esperienze oceaniche, come Morgan Larson, Bora Gulari o Sally Barkow, per fare solo qualche esempio? E italiani? Ambrogio Beccaria fresco vittorioso della Mini Transat, Alberto Bona, Michele Zambelli, altri ministi o nel giro dei Class40 e dell’oceano. O campioni completi e conclamati con puntate di successo nell’offshore: i Lorenzo Bressani, o tra le ragazze le Francesca Clapcich… Inutile fare nomi, la platea è potenzialmente vasta.

La giovinezza e la forza saranno più importanti dell’esperienza, o le conoscenze dei veterani gli impediranno di essere battuti dalle nuove generazioni? Forse una giovane velista di cui non abbiamo mai sentito parlare finirà per essere incredibilmente brava, scopriremo presto un’altra Ellen MacArthur? Sarà affascinante scoprire se la nuova specialità olimpica metterà alla ribalta nuovi personaggi o confermerà le vecchie glorie.

Poi c’è la questione della coppia mista: un uomo e una donna. In che modo questi due atleti e persone lavoreranno insieme per creare una squadra efficace? Questa è una delle domande essenziali. Nella maggior parte degli eventi in doppio, ad esempio il 470, i singoli componenti hanno abilità diverse e altamente specializzate, persino caratteristiche fisiche differenti e funzionali. A Marsiglia nel 2024 sul 30 piedi monotipo offshore, entrambi i velisti dovranno disporre del pacchetto completo: velocità, tattica, gestione della barca e risoluzione dei problemi. Ci saranno momenti in cui saranno in coperta da soli, e molti altri in cui condivideranno gli spazi. I due marinai dovranno lavorare insieme a stretto contatto, prenderanno decisioni importanti, a volte insieme, a volte da soli. Ciò richiederà un livello di fiducia elevato che non si vede spesso nel nostro sport: sarà un’altra delle cose interessanti di questo nuovo evento.

Sappiamo che sono in tanti nel mondo a essere motivati ​​da questa nuova opportunità. Hai le capacità e il temperamento per farlo? Ti sembra un impegno potenzialmente gratificante per te? E soprattutto, come vorresti organizzare una campagna vincente?

Dal momento che questa è una classe tutta nuova, nessuno conosce davvero la risposta, tuttavia i fondamentali di una preparazione olimpica di alto livello non sono molto diversi dalle altre classi. Gli atleti dovranno diventare esperti, preparati e possibilmente campioni in quattro aree chiave: velocità della barca, tattica, gestione della barca e gestione dell’energia (sonno). Inoltre si dovrà lavorare a fondo per creare un team con fiducia reciproca e che lavora insieme eccezionalmente bene. Diamo un’occhiata a come allenare questi attributi uno alla volta.

Innanzitutto, velocità. Come si diventa uno dei velisti più veloci al mondo in questo tipo di barca a chiglia di taglia piccola sui 9 metri? Aiuta possedere già abilità d’élite. Ma gran parte della velocità verrà anche dalla messa a punto, dalle regolazioni delle vele, dalla disposizione dei pesi, sia dei velisti che del materiale a bordo. Ci saranno dettagli tecnici specifici per regolare e portare al meglio la classe che alla fine verrà selezionata. E dal momento che si saprà forse un anno prima dei Giochi e non prima, ci saranno essenzialmente due fasi di sviluppo della velocità: inizialmente concentrarsi su abilità di velocità generiche, per poi concentrarsi sullo sviluppo della velocità specifico della classe nell’ultimo anno.

Il secondo attributo chiave è l’esperienza tattica. Come per la velocità, un aspirante offshorista olimpico inizierà con un certo livello di abilità ed esperienza tattica e dovrà svilupparlo strada facendo. Come si può fare in modo efficace? Il miglioramento delle tattiche offshore anche da parte dei migliori velisti inshore, da un lato, e l’affinamento delle capacità tecniche dei marinai offshore saranno i percorsi cruciali nella preparazione delle coppie miste per Parigi (Marsiglia) 2024. Scegliere la strada e le metodologie giuste per farlo nel modo più veloce ed efficace potrebbe fare la differenza.

La terza abilità chiave è la gestione della barca. In un certo senso questo è il più semplice da sviluppare attraverso la formazione metodica e l’analisi. Ancora una volta, ci saranno due fasi, inizialmente sviluppando abilità più generiche in manovre e cambi di vela, e concentrandosi sulle specifiche della classe scelta nell’ultimo anno, basate sulla sua concezione, sul layout di coperta, sul rig.

Infine, i velisti maratoneti dovranno ottimizzare il corpo e la mente per una sfida di resistenza impegnativa: massime prestazioni per un periodo lungo due o anche tre giorni, 48 o 72 ore. Anche qui: come farlo nel modo migliore e più redditizio? La gestione dell’energia e del sonno come abbiamo visto sarà uno dei fattori chiave all’arivo, molto probabilmente decisivi, con squadre che avranno capacità simili.

Tutto considerato, la sfida e l’impegno non saranno dissimili da quelli di una moderna campagna olimpica a su un doppio su uno skiff o su un catamarano Nacra 17. Si deve trovare il partner giusto, la passione, le risorse, fare un duro lavoro in acqua, essere intelligenti nel gestire la campagna e raggiungere il picco della forma al momento giusto. Esattamente ciò che fanno oggi atleti, tecnici, staff, federazioni, in tutte le classi olimpiche. E che da ora in poi saranno applicate anche alla navigazione a vela d’altomare, sempre più approccio scientifico e sempre meno romanticismo da vecchi marinai.

Ma non mancheranno le sfide peculiari, che saranno uniche di questa nuova categoria e classe olimpica: in primo luogo arrivare a capire a fondo una disciplina completamente nuova, mescolando uomini e donne in una gara di endurance su una barca monotipo, per diversi giorni, correndo giorno e notte su un tratto accidentato del Mediterraneo.

Cosa possono fare le autorità nazionali per promuovere questa disciplina e lanciare questo nuovo programma di classe olimpica nel migliore dei modi? In Italia si sono mossi da tempo i primi passi, i vertici dello staff tecnico, pur a lavoro per Tokyo 2020, ha aperto il dossier offshore e messo in programma delle prime selezioni, collegate alle qualifiche continentali per il primo evento “Mondiale” che sarà a ottobre in concomitanza con la Middle Sea Race.

A quanto pare una dozzina di coppie hanno inviato a FIV la prima manifestazione di interesse, e per esse verrà organizzata una regata offshore di selezione, presumibilmente in Liguria, su barche L30. Probabile che le regate siano due perchè ci sono più equipaggi che barche. La coppia vincente andrà a Valencia alle qualifiche per l’evento “mondiale” di ottobre.

Secondo Jonathan McKee, che è stato anche direttore tecnico della squadra olimpica della vela USA, il progetto tecnico e di preparazione della nuova classe dovrebbe anche andare ben oltre le Olimpiadi, che alla fine coinvolgeranno inevitabilmente solo un piccolissimo gruppo. Ci sono molte prove in tutto il mondo per i velisti hanno voglia di fare esperienze alternative alle tradizionali regate costiere o ai classici “bastoni” bolina-poppa. In Italia lo sviluppo nel circuito offshore delle regate “per 2” ha aperto un vero e proprio mercato, e lo stesso avviene in Nord America e nel mondo.

L’aggiunta di un evento olimpico che prevede questa disciplina può rafforzare queste tendenze e sfociare in un boom degli equipaggi ridotti? Immaginare di andare al club e invece di fare un paio di regate a bastone, navigare con il proprio partner durante la notte e approdare in un porto diverso? Questo tipo di avventura farà gola a un numero crescente di praticanti, attuali e futuri, giovani e vecchi.

Secondo McKee, le competenze necessarie per competere e avere successo ad alto livello non sono oggi ampiamente diffuse in Nord America. Ci sono alcuni marinai offshore altamente qualificati ma pochi esperti a corto raggio e, soprattutto, non abbiamo una cultura dell’eccellenza in questo campo. Specialmente a confronto con la Francia, dove esiste una forte storia delle corse oceaniche, offshore, in solitario o in coppia.

I bambini in Francia hanno più familiarità con i loro grandi eroi oceanici rispetto agli stessi velisti olimpici. Hanno creato e sviluppato infrastrutture che supportano questo tipo di vela, da regate consolidate che iniziano a livello locale e culminano nel Solitaire du Figaro, il campionato mondiale non ufficiale di regate costiere in solitario. Hanno una lista di giovani marinai che aspirano a essere il prossimo Gabart, il prossimo Desjoyeux. Hanno flotte di imbarcazioni pertinenti, accademie di addestramento, cantieri navali che hanno familiarità con la complessità delle imbarcazioni offshore.

Per questi motivi, la Francia è un buon modello a cui aspirare, ma in Nord America siamo così indietro che dobbiamo iniziare con piccoli passi, tra cui la creazione di alcune regate e barche pertinenti e l’espansione delle opportunità di allenamento. Abbiamo ancora molta strada da fare.

L’analisi di McKee è adatta anche alla situazione italiana? L’impressione che da noi, forse anche per l’attrazione della vicina e cugina Francia, siamo leggermente più avanti, come dimostrano le storie recenti di Mini Transat, Figaro, Vabre, Rhum, e il prossimo Vendée con Giancarlo Pedote. Navigatori ne avevamo pochissimi, pochi, un po’, e adesso cominciano a essere un certo numero. Molti giovani, quindi con un trend di crescita tecnica auspicabile. Certamente c’è da lavorare, e le osservazioni e i suggerimenti di un grande come Jonathan McKee sono preziosi in tal senso.

Cosa possono fare la federazione e i singoli club? Per esempio creare strutture che consentano alla disciplina di crescere, sia per aspiranti olimpici che per il velista medio. Le iniziative a supporto della Classe Mini sono un ottimo inizio. Iniziare a fare delle vere regate anche “lunghe-brevi” con barche monotipo e squadre miste, o inserire la categoria nelle offshore già esistenti (in Italia il calendario è già fittissimo e c’è l’imbarazzo della scelta). Gli yacht club di maggiori tradizioni e possibilità possono aiutare in questo percorso. Man mano che si svilupperanno risorse, aggiungere opportunità di coaching e formazione per coloro che non hanno barche.

Il 2020 Offshore Mixed World Championship si terrà a Malta nel mese di ottobre su L30 one-design. World Sailing ha anche annunciato che la stessa L30 sarà la barca per i prossimi tre campionati mondiali offshore. Questa potrebbe essere l’eventuale barca olimpica? Non si sa, la “candidatura” di un colosso che nel 2024 giocherà in casa come Jeanneau (con il nuovo Sun Fast 3300) resta forte. Ma misura e caratteristiche sono simili.

Si potrà creare (se lo chiede McKee per gli USA e lo facciamo noi per l’Italia) una vera e propria Accademia Offshore di alto livello, come quelle che esistono in Francia? Ciò richiederà tempo e denaro, ma è un buon obiettivo per il futuro. A breve termine è già tanto concentrarsi sulle opportunità per allenare e sviluppare il nucleo di una squadra nazionale. Anche questo richiederà l’aiuto di molti club e partner, e un vero sforzo nazionale.

Al di là delle discussioni che l’hanno accompagnata, e del fatto che si è associato alla nuova classe Offshore Keelboat l’addio alla lunga era olimpica del Finn (vero fino a un certo punto), si può pensare che questa iniezione di novità sarà positiva per il nostro sport. L’evento sarà divertente da allenare, divertente da praticare in regata, divertente da guardare e altamente stimolante sia per i velisti che per il pubblico.

Anche nel 1996, con il lancio della rivoluzione dello skiff, che si pensava appartenesse a una inarrivabile cultura australiana. Sentivamo che gli skiff sarebbero stati un investimento per la vela a lungo termine e così è stato. Anche l’Offshore doppio olimpico potrà essere ugualmente ottimo per la vela di base, e per il massimo dello sport. E’ un’opportunità entusiasmante e dobbiamo sfruttarla al meglio.

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