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Sule, mare, jentu e… striare! La leggenda delle streghe del Salento

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Streghe del Salento, storie di folclore e tradizione nei nomi delle grotte più rappresentative del tacco dello Stivale: ecco da dove nasce la leggenda delle “striare”

di Nicoletta Natoli

Come in tutte le regioni da nord a sud, anche nel tacco della penisola italiana il folclore ha tra i suoi protagonisti ricorrenti la figura della strega, che nella tradizione ha assunto diversi nomi.

In Puglia le streghe vengono chiamate “striare”, e si dice che abbiano avuto o abbiano tuttora l’abitudine di ritrovarsi in alcuni luoghi della costa salentina, tra i quali figura una spelonca chiamata, per l’appunto, Grotta delle Striare.

Quest’antro si trova sulla falesia che collega il porto di Castro, borgo medievale dall’atmosfera magica, con la località balneare di Porto Miggiano, ed è incorniciato da panorami stupendi e allo stesso tempo misteriosi, grazie alla presenza di numerosi anfratti che creano un gioco suggestivo di ombre e luci.

Streghe del Salento, le grotte dei sortilegi

Secondo antiche dicerie, le striare si riunivano dentro la cava per preparare pozioni, ballare con il diavolo e scagliare anatemi sulla brava gente.



La credenza popolare è alimentata dalla presenza di alcune rocce all’entrata, simili a mani femminili dotate di unghie lunghe, che in modo particolare al tramonto creavano un’inquietudine tale da indurre gli abitanti della zona a credere che la grotta fosse davvero abitata dalle streghe. La maggior parte della gente evitava letteralmente di avvicinarvisi, mentre i più coraggiosi, dopo aver controllato con i loro occhi, tornavano a casa dicendo di aver visto i vapori dei calderoni e di avere avvertito il fetore delle pozioni malefiche.

Chiaramente, queste impressioni non confermano con assoluta certezza la presenza delle streghe nell’antro, ma sta di fatto che ancora oggi al suo interno si sprigionano dei vapori dall’acqua, dovuti alle sorgenti sulfuree. L’odore, invece, potrebbe essere associato ai momenti in cui soffiava lo scirocco, e nell’aria si fondevano le esalazioni dell’acqua salata con quelle sulfuree, creando così un olezzo di uova marce che si spandeva fino all’entrata della cava.

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Oltre a vantare un aspetto suggestivo che la mette al centro di questa leggenda sulle streghe del Salento, la grotta riveste anche un notevole interesse dal punto di vista speleologico, dato che è stata oggetto di studio per nomi illustri del panorama scientifico salentino.

Tra questi spicca il pittore Paolo Emilio Stasi, appassionato di paleontologia, che vi rinvenne un deposito di fauna marina risalente al Pleistocene, epoca geologica che rappresenta la prima parte dell’era quaternaria. Tra gli esemplari presenti figurano molluschi, denti di squalo, alghe e pesci visibili sulle pareti.

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