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Una riserva naturale per Hvaldimir, il beluga spia

Hvaldimir, una riserva per il beluga spia

Quando la avvistarono per la prima volta al largo delle coste norvegesi la battezzarono Hvaldimir, dalla fusione della parola balena in norvegese (hval) e di Vladimir. Perché fin dal principio si è pensato che questo cetaceo fosse un beluga spia addestrato dai russi. E adesso si pensa a una riserva ad hoc per questo cetaceo.

Ovviamente l’ipotesi che si tratti di un beluga addestrato per carpire informazioni a nazioni straniere non è mai stata avvallata dai russi. Ma l’imbracatura che fu trovata addosso al cetaceo usata per fargli portare una telecamera ha avvalorato l’ipotesi, insieme alla tradizione sovietica di addestrate questi animali come degli 007.




E infatti il beluga addestrato lo è di sicuro. Il problema adesso è che Hvaldimir vive da solo in un habitat non suo. Si incontra nelle acque di Tromsø, mentre naturalmente lo si incontrerebbe più a Nord e in acqua più fredde.  Per trovare compagnia Hvaldimir si avvicina troppo agli umani. Capace di giocare con gli uomini, restituirgli gli oggetti che gli lanciano, nonché di salutare con il capo, questa vicinanza con le persone lo mette in serio pericolo. Più volte, infatti, il cetaceo si è ferito per avvicinarsi troppo alle barche ed è stato curato dalle ong della zona.

Per salvarlo una organizzazione non governativa, la One Whale ha pensato di creargli una riserva ad hoc. Altre riserve già esistono in zona ma Hvaldimir, a differenza dei cetacei che vi vivono, è capace di procurarsi il cibo da solo e ci sarebbero difficoltà a fargli accettare per lungo tempo quello offertogli dai volontari. Per realizzare il progetto ci vogliono 30 mila euro e l’organizzazione non governativa ha lanciato un crowfounding.

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