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Trieste, l’invasione di meduse nel golfo: “Ecco perché si verifica”

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Il Golfo di Trieste anche oggi è stato il teatro di una invasione di meduse, in particolare nei pressi di Molo Audacie e sulle rive della città Giuliana. Non è la prima volta che accade quest’anno, già nelle scorse settimane il tratto di mare antistante al capoluogo del Fvg era stato invaso da un “tappeto” di Rhizostoma pulmo, meduse bianche con il bordo blu, che secondo gli scienziati non sono particolarmente pericolose per l’uomo. Le immagini dell’invasione di meduse nel Golfo di Trieste hanno fatto il giro del web e sono diventate subito virali.

Meduse a Trieste, sono pericolose?

Il bloom delle meduse Rhizostoma pulmo, conosciute anche come polmone di mare, è divenuto un fenomeno abbastanza frequente nelle acque triestine. Questa medusa, una delle più comuni dell’Adriatico, può pesare sino a 10 Kg e superare il metro  di diametro. Si tratta di una specie innocua, anche se il contatto con essa può provocare pruriti, dermatiti ed arrossamenti a persone sensibili.




Vive spesso in simbiosi con dei piccoli pesci come suri, piccole ricciole o piccole boghe che si proteggono dai predatori nuotando all’interno dell’ombrello della medusa.  Puo’ essere parassitata dal piccolo creostaceo Hyperia galba. Il nome scientifico del polmone di mare è Rhizostoma pulmo.

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Ma cosa provoca l’invasione di meduse nel Golfo di Trieste? Stando a quanto chiarito sui social dall’Area Marina Protetta Miramare: “Quanto al bloom di Rhizostoma di questi giorni, ribadiamo quanto già spiegato dai colleghi di Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e ARPA FVG: se l’evento specifico è sicuramente da attribuirsi alla concomitanza di alcune condizioni meteomarine particolari – venti e correnti che hanno favorito l’ingresso della specie nelle acque del golfo, anche di quelle provenienti dalla costa istriana, per convogliarle verso Trieste – la proliferazione delle meduse e degli organismi gelatinosi come gli ctenofori, nei mari in generale ma anche nell’Alto Adriatico, è tendenzialmente imputabile alle modificazioni indotte dall’uomo sull’ecosistema marino – spiegavano giorni fa i ricercatori dell’Area Marina Protetta Miramare -, e in particolare alla sovrapesca che, diminuendo le specie ittiche, crea un ambiente favorevole alla proliferazione delle meduse che trovano meno predatori e più cibo (plancton) di cui nutrirsi”.

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