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Meduse e Adriatico, storia di una convivenza difficile ma non impossibile

meduse adriatico

Le meduse e l’Adriatico, storia di una convivenza difficile ma non impossibile. Ogni anno, durante la stagione, estiva, scatta l’allarme per la presenza nei nostri mari di questo animale planctonico, in prevalenza marino, appartenente al phylum degli Cnidari.

Ritenuta “protettrice”, “guardiana”, da μέδω, médō, “proteggere”, nella mitologia greca la Medusa è una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto, che avevano il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il loro sguardo e, delle tre, Medusa era l’unica a non essere immortale; nella maggioranza delle versioni, viene decapitata da Perseo. Secondo altri autori (Ovidio, Apollodoro, Esiodo), Medusa era invece in origine una donna bellissima: a mutarla in mostro sarebbe stata la dea Atena, come punizione per aver giaciuto con (o per essere stata violentata da) Poseidone in uno dei suoi templi.




Questo mito dell’animale in grado di paralizzare chiunque incontri sulla propria strada, ancora fa paura: basta chiedere ai bagnanti dell’Adriatico. Alcune stagioni estive, infatti, sono state gravemente compromesse nelle località balneari a causa della presenza della medusa, alcune delle quali innocue, altre invece velenose e che mettono a repentaglio la sicurezza dei bagnanti.

La medusa nell’Adriatico, ecco le località più colpite

La presenza della medusa nell’Adriatico viene periodicamente registrata lungo tutta la costa da nord a sud, in particolare a Venezia, Alba Adriatica, Fermo ed in Salento, dove negli ultimi due anni sono spesso salite alla ribalta della cronaca.

Sulla vita di questi esseri marini, che rappresentano uno stadio del ciclo vitale che si conclude dopo la riproduzione sessuata con la formazione di un polipo, spesso aleggiano leggende metropolitane sulla pericolosità, il loro habitat ed i rimedi contro i morsi delle meduse. Con questo articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza e di focalizzare l’attenzione sulla medusa dell’Adriatico, per evitare l’inutile allarmismo che precede la stagione balneare.

Meduse in Adriatico, sono davvero pericolose?

Nel mar Adriatico esistono diverse specie di meduse, alcune anche di grosse dimensioni. Prima fra tutte il grosso Polmone di mare (Rhizostoma pulmo) che arriva fino a 50 cm di diametro e che si riconosce perché sul colore bianco generale, spicca il margine dell’ombrello che è invece blu intenso. Ha otto tentacoli grossi e con diverse escrescenze. Può far paura per le sue dimensioni, ma in realtà è specie veramente poco urticante.




Altra specie di medie dimensioni che frequenta le acque dell’Adriatico è la medusa Cassiopea (Cotylorhiza tubercolata) che arriva a 35 cm di diametro ed ha otto tentacoli corti e a grappolo, che a loro volta hanno escrescenze e altri piccoli tentacoli che finiscono con dei dischetti bianchi e rosso-viola. Il veleno della medusa Cassiopea non è urticante.

Discorso a parte, invece, merita la famigerata Pelagia noctiluca, la medusa luminosa: si tratta di una medusa piccola, difficilmente supera gli 8-10 cm di diametro, ed è urticante. In molti hanno provato sulla propria pelle l’effetto “scottatura” che avviene con il contatto dei suoi lunghi tentacoli (fino a 25 cm) che le servono per catturare le sue prede, anche piccoli pesci.

 Come riconoscere una medusa

La medusa ha aspetto gelatinoso e trasparente ed è di colore rosa. Generalmente compaiono in massa, ma affinché ciò avvenga sono necessarie delle condizioni favorevoli sia climatiche che ambientali.

Le invasioni nel Mar Adriatico sono giustificate dal fatto che le meduse si moltiplicano in tempi rapidi ed in grandi numeri. Le correnti poi tendono a concentrarle in baie o vicino alle rive. Periodi intensi di presenza di Pelagia noctiluca, ovvero la medusa luminosa, sono stati registrati in alto Adriatico dal 1977 al 1986, e anche recentemente dal 2004 al 2006.

La medusa luminosa può essere confusa con una specie molto diversa, arrivata nelle acque Adriatiche da pochi anni: la Carybdea marsupialis, che è bianca ed ha solo quattro tentacoli. Compare tutti gli anni sulle coste di Emilia-Romagna e Marche, ha dimensioni simili alla medusa luminosa ma è meno urticante. Non lascia segni e il bruciore passa in 30 minuti.

Non c’è dubbio che pensando alle meduse Adriatico pensiamo soprattutto agli inconvenienti che esse portano, eppure hanno un ciclo di vita incredibile che attraversa diverse fasi e mutamenti e sono organismi semplici ma davvero interessanti.

Tipi di meduse nell’Adriatico

In questo paragrafo elencheremo alcune delle meduse in Adriatico e più in generale nei mari italiani, quelle più famose ed alcune delle quali assolutamente innocue, secondo la classificazione dell’Ismar Cnr risalente all’anno 2018:

  1. Velella velella o “Barchetta di San Pietro” in gergo, non è una medusa ma una colonia galleggiante di polipi, assolutamente innocua per l’uomo. La colonia di questo tipo di meduse non vive in sospensione nell’acqua, ma galleggia sulla superficie del mare e utilizza la “vela” per spostarsi. Molto comune nel Mediterraneo, può formare sciami lunghi chilometri e alla fine del ciclo si spiaggia.
  2. Aurelia aurita è la medusa quadrifoglio, facilmente riconoscibile dalla presenza sulla sommità del suo ombrello sferico e bianco trasparente, di una struttura appunto a forma di quadrifoglio e possiede corti tentacoli poco urticanti.
  3. Cotylorhiza è una medusa molto comune nel mediterraneo, può assumere grosse dimensioni (anche 30 cm di diametro) ma è totalmente innocua per l’uomo. Si riconosce per i suoi caratteristici tentacoli ed è spesso associata a pesci o crostacei che la adottano come rifugio.
  4. Phyllorhiza originaria dell’Australia questa medusa è stata avvistata nel mediterraneo ma non si è ancora diffusa. Non è una medusa urticante, si nutre di plancton, crostacei, uova e di larve di pesci. Si riconosce per la tipica colorazione bianca a pois.
  5. Physalia, chiamata anche “Caravella portoghese è la medusa più pericolosa del Mediterraneo, non mortale ma molto urticante. I tentacoli possono raggiungere anche 20 o 30 metri di lunghezza perciò chi viene colpito avverte una fortissima scarica ma raramente vede l’animale. Il suo mix di veleni provoca, un forte dolore dell’area interessata dal contatto, vomito, ansia, svenimenti, piaghe e brutte cicatrici. In rari casi si presentano complicanze come shock anafilattico o interferenze con il sistema cardio-circolatorio. Insomma l’incontro con questa tipologia di medusa non è tra i più consigliati.
  6. Rhizostoma pulmo, anche detto polmone di mare, è una medusa innocua, la più grande del Mediterraneo (dopo Drymonema): il diametro del suo ombrello può arrivare a 60 cm e può pesare fino a 10 chili. Si riconosce per la sua colorazione bianco-blu e i tentacoli corti.
  7. Chrysaora è una specie di medusa urticante al contatto. Il cappello può raggiungere anche i 30 cm diametro, riconoscibile per le tipiche 16 bande a forma di V che partono dal centro dell’ombrello e raggiungono il margine. Nel mar Mediterraneo queste meduse sono abbastanza frequenti
  8. Pelagia noctiluca è la medusa più comune nel mediterraneo, molto diffusa in tutte le coste e spesso raggruppata in banchi. Ha una tipica colorazione violetta, il cappello generalmente non supera i 10 cm ma i tentacoli estesi, possono raggiungere anche i dieci metri. Pelagia è una medusa urticante ma non particolarmente pericolosa, generalmente provoca ustioni, arrossamenti e prurito circoscritti attorno al punto di contatto. È detta anche “medusa luminosa” a causa della sua bioluminescenza notturna
  9. Mnemiopsis è una medusa innocua per l’uomo. È arrivata dal Mar Rosso negli anni ’80 ma è diventata nota a seguito dell’invasione della laguna di Orbetello. Mnemiopsis è un organismo gelatinoso lungo poco più di 10 cm, che si sposta grazie al movimento delle ciglia invece di sfruttare le pulsazioni del corpo come le altre meduse

 Quali sono le località con il maggior numero di meduse

Negli ultimi anni, si è registrato un vero e proprio boom di meduse in alto Adriatico. La loro presenza nelle acque di fronte alle spiagge ha anche anticipato la stagione estiva, con segnalazioni già a partire dai mesi di aprile e maggio, dal Salento fino al Veneto.

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“Rispetto agli anni scorsi – spiega Luca Mizzan, direttore del Museo di Storia naturale di Venezia – l’aumento della presenza delle meduse in alto Adriatico è tornato a verificarsi in un periodo più “normale”. Anzi, siamo quasi in ritardo, visto che un aumento improvviso, con moltissimi esemplari presenti al largo, si è registrato solo da un paio di settimane. E la situazione è quindi abbastanza tranquilla”. Unica eccezione, per l’anticipo sui tempi, l’ha fatta registrare, sia pur senza particolari esplosioni demografiche, la Caribdea marsupialis, piccola, pungente e fastidiosa.

Invasione di meduse nell’Adriatico nel 2018

L’ultima invasione di meduse nell’Adriatico salita agli onori della cronaca risale all’anno 2018, e la zona interessata fu quella del Salento. Migliaia di esemplari vennero registrati a Torre dell’Orso, anche a riva, ma anche a San Cataldo lo specchio d’acqua è rimasto quasi praticamente vuoto di bagnanti a causa del timore per le meduse.

Anche a Porto Cesareo ci sono stati casi di “incontri ravvicinati”. I biologi rassicurarono che nel basso Adriatico non vi sono specie pericolose che possano portare alla morte con i loro tentacoli. Discorso differente per soggetti allergici, che devono fare più attenzione e soprattutto intervenire tempestivamente.

 Meduse e Coronavirus, che estate ci aspetta?

Meduse e Coronavirus, quali sono le previsioni dopo questo periodo di lockdown. Le acque cristalline che si sono registrate da nord a sud per via del blocco delle attività produttive e degli scarichi, lasciano credere che quest’anno potrebbe esserci una nuova invasione di meduse, specie nell’Adriatico.




Ovviamente tutto ciò non si può ancora stabilire. Quel che è certo, però, è che le spiagge di Palawan, nelle Filippine, una delle destinazioni turistiche più rinomate, nei giorni in cui sono state prive di visitatori a causa del lockdown causato dell’emergenza da covid-19, hanno visto prosperare lungo la costa alcuni animali come le meduse appartenenti alla specie Pelagia Noctiluca, o medusa luminosa. Queste creature sono emerse in superficie perché non si sentono più minacciate dalla presenza dei turisti.

Il ritrovamento in ambienti anche diversi da quelli ritenuti generalmente come habitat naturali, ha fatto sì che molti falsi miti sulle meduse venissero a crollare. Vediamone alcuni.

Le meduse nel nord Adriatico nell’estate 2020

Rhizostoma Pulmo meduse Adriatico
Rhyzostoma pulmo, la presenza di questa medusa è stata registrata nell’estate 2020 nel nord Adriatico

Nell’ultimo bollettino 2020 stilato dall’ARPA Veneto, sulle osservazioni e gli studi dei fenomeni di proliferazione manifestati negli scorsi anni delle meduse, è stato riscontrato che nel nord Adriatico e più in generale in Veneto, è stato facile imbattersi in alcune specie di meduse come Rhyzostoma pulmo (nella foto) e Aurelia aurita e, con minor frequenza, anche Pelagia noctiluca e Cothyloriza tubercolata. La presenza in Veneto di cnetofori e meduse è stata rilevata comunque solo a largo nella stagione 2020.
“Nel mese di giugno, in particolare nell’area di fronte e a nord della laguna di Venezia, si è osservata, soprattutto nelle acque al largo, la presenza di esemplari di meduse Rhizostoma pulmo e Aurelia aurita – scrivono sul sito di ARPA Veneto nel dossier sulle meduse nel nord Adriatico e in Veneto nell’estate 2020 – Nei successivi mesi di luglio e agosto si è confermata la presenza, non massiva e sempre nelle acque al largo, di queste due specie lungo tutta la costa a cui si è aggiunto l’avvistamento anche di qualche esemplare di Cothyloriza tubercolata. In tutto il periodo si è registrata la presenza anche dello ctenoforo Mnemiopsis leidyi distribuito lungo tutta la costa in particolare nelle acque al largo e nel mese di luglio del taliaceo salpa”.

Le leggende metropolitane sulle meduse

Sulle meduse, le credenze popolari si moltiplicano e molte di queste sono assolutamente errate. Si crede infatti che la temperatura dell’acqua condizioni la fioritura di questi esemplari, oppure che la presenza di medusa sia sinonimo di acqua pulita. Le correlazioni in questo senso sono inesistenti. Il fenomeno dell’aumento degli esemplari riguarda invece tutto il pianeta, non solo quelle località con acque limpide.

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“Le meduse possono prosperare nelle acque con bassi livelli di ossigeno”, afferma il World Economic Forum. “Ci sono anni in cui le popolazioni delle meduse sono più numerose e anni in cui sono quasi del tutto assenti”, dichiara Benny Antiporda del Dipartimento dell’Ambiente e delle risorse naturali delle Filippine. “Le meduse potrebbero svolgere un ruolo chiave nel miglioramento delle condizioni derivanti dai cambiamenti climatici”, concludono gli esperti del clima.

Cosa fare in caso di contatto con le meduse?

Non capita di rado di finire vittima di una puntura della medusa. Cosa fare in questi casi? Ecco alcuni accorgimenti semplici che possono aiutarvi a ridurre la sensazione urticante:

  • Non strofinare bocca e occhi
  • Evitare di lavare con acqua dolce la parte colpita: usare acqua di mare e disinfettare con bicarbonato; non usare acqua fredda o ghiaccio
  • Non grattare la zona ustionata (si accelera la sostanza tossica)
  • Evitare impacchi con aceto o ammoniaca: è un “rimedio della nonna” del tutto inutile; anche l’uso di alcool è sconsigliato
  • Non rimuovere i frammenti dei tentacoli della medusa con pinzette, ma con le mani
  • Il rimedio migliore è un gel astringente al cloruro d’alluminio, utile anche per le punture di zanzara. Evitare pomate cortisoniche o antistaminiche.

Meduse in cucina

Lo avreste mai detto? Le meduse sono commestibili. Ed assicurano gli esperti che siano anche molto saporite, profumate di mare, ottime da mangiare marinate.

Le meduse si prestano a diverse ricette: la Pelagia Noctiluca, per esempio, è perfetta per essere saltata in padella, aglio, olio e peperoncino. La consistenza è simile a quella del polpo; l’intingolo è saporito, come quello delle vongole. E commestibile, naturalmente, nonostante si tratti di una medusa urticante. Basta ripulire la medusa dai tentacoli e tenere il cappello, detto ‘ombrella’, del tutto innocuo. E ancora: il carpaccio di Noctiluca, marinata con zucchero, sale e basilico.

La carenza di molte specie di pesce sta causando il prolificare delle meduse che si trovano a fronteggiare sempre meno predatori naturali (dai tonni alle tartarughe) e si moltiplicano senza ostacoli. Simbolo di cattive abitudini nella pesca e a tavola (le specie ittiche di interesse commerciale censite dal ministero delle Politiche Alimentari e Forestali sono 719 ma ne mangiano sì e no il 10%), le meduse sempre più numerose potrebbero diventare una risorsa alimentare da non trascurare.

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1 commenti

Roberto 28 Giugno, 2021 at 12:31 pm

Ottimo articolo, esauriente e chiaro. Bravi!

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