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Pesca con il palamito, una delle tecniche più antiche del mondo

Pesca con il palamito, una delle tecniche più antiche del mondo

La pesca con il palamito è una delle tecniche più antiche del mondo. Ma che cos’è un palamito? In gergo, viene comunemente chiamato palangaro o palangrese ed è un tipo di pesca professionale o sportiva costituita principalmente da una lenza speciale detta appunto palamito.

Il palamito è costituito da una lunga corda di grosso diametro dove sono inseriti ad intervalli regolari spezzoni di lenza più sottile portanti ognuno un amo.

Com’è fatto il palamito?

Pesca con il Palamito, una delle tecniche più antiche del mondoLa struttura del palamito è costituita da un lungo e robusto cavetto chiamato trave o madre, con attaccati vicino ad intervalli regolari numerosi braccioli di diametro più sottili ognuno dei quali porta un amo vicino.

A intervalli regolari sul trave sono inseriti dei cavetti portanti dei galleggianti che permettono il posizionamento del palamito alla corretta profondità di pesca e ai due estremi della madre sono fissate due cime che hanno un galleggiante con una bandierina identificatrice o anche un riflettore radar che permette la facile localizzazione dell’attrezzo.

La pesca con il palamito è consentita, ma bisogna rispettare alcuni accorgimenti di cui parleremo in seguito nel nostro articolo, come ad esempio il numero di ami calati in acqua.



Le prede più pregiate che si possano insidiare con la tecnica della pesca con i palamiti sono rappresentate da spigole, orate, lampughe, saraghi e specie simili.

palamito ecco il sistema
Ecco come viene calato in mare il palamito

Come potete vedere in questa illustrazione, la lunga lenza di grosso diametro con inseriti ad intervalli regolari spezzoni di lenza più sottile portanti ognuno un amo, viene calata in mare dalla poppa dell’imbarcazione (nella immagine potete vedere lo schema del palamito a fondo).

Il palamito è un attrezzo da pesca facile da costruire e diffuso in tutto il mondo. Rispetto ad altre tecniche di pesca è relativamente recente: si ritiene infatti che sia di provenienza dalla Catalogna nel 1700, e da qui si sia rapidamente diffuso nel resto d’Europa e nel mondo. In Italia la pesca con il palamito viene ancora praticata, soprattutto al sud, e gli ami vengono armati con pesci vivi o morti, come ad esempio cefalopodi o altri molluschi, crostacei, oloturie e perfino esche artificiali. Talvolta viene abbinata alle esche una sorgente luminosa che possa fungere da attrazione per i pesci.

L’uso del palamito è consentito anche al pescatore sportivo purché il numero di ami non sia superiore a 200, e l’altra limitazione deriva dalla pesca al pesce spada che è vietata al pescatore sportivo in alcuni casi.

Pesca al palamito e organizzazioni ambientaliste

Le organizzazioni ambientaliste sostengono che il palamito possa risultare dannoso nei confronti delle popolazioni di uccelli marini, che durante le fasi della cala possono afferrare gli ami innescati prima che questi vadano a fondo.

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Per ridurre questo rischio di impatto sugli uccelli, vengono utilizzati diversi mezzi per scacciare gli uccelli, quello più efficace ed utilizzato consiste nell’utilizzare una sorta di spaventapasseri costituito da un cavo a cui sono attaccate delle bandiere legate a poppa e lasciate in scia alla barca proprio dove vengono calate le esche.

Il pesce palamito o la palamita (sarda sarda)

Attenzione però a non confondere la tecnica di pesca con il palamito con la palamita. Di cosa stiamo parlando? Lo andiamo a vedere subito.

La palamita (nome scientifico Sarda sarda) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Scombridae

È un pesce azzurro ed in dialetto siciliano è detto “palamitu”:  il pesce palamito ha poche spine e delle carni molto gustose e compatte molto simili allo sgombro.

È un pesce che costa poco e che si presta a svariate preparazioni, soprattutto al forno, al cartoccio magari con pomodorini. Le sue carni sono adatte ad essere conservate sott’olio come quelle del tonno rosso e come tutti i pesci azzurri è ricchissimo di Omega 3.

Il palamito a vela e galleggiante

Il palamito a vela essenzialmente è utilizzato oggi per uso amatoriale,  tempo fa era un sistema di pesca professionale. Si distingueva dagli altri proprio per quella tipica barchetta che naviga e pesca, secondo la direzione del vento.

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Il palamito a vela si può calare in tutte le stagioni, anche se l’estate è il periodo più piacevole sia per le prove (durante le vacanze), sia per il clima favorevole.



Il palamito galleggiante è semplice semplice, e viene usato nella pesca sportiva ma può essere usato con successo per la pesca di pesce vivo da poter usare nella traina con il vivo. L’obiettivo di questo palamito con galleggiante,  sono tutti i pesci “d’altura” come sgombri, sugarelli, boghe, occhiate, spigole ecc che si trovano per la maggior parte del tempo nei primi metri d’acqua.

Attenzione ad usare bene questo tipo di pesca, ecco cosa si rischia

Quali sono le regole per il palamito? Attenzione ad usare bene questo tipo di pesca, ecco cosa si rischia: un pescatore amatoriale di Milazzo, in Sicilia aveva appena pescato due esemplari di tonno rosso del peso di circa 250 chili utilizzando una attrezzatura non consentita, un palamito con oltre 250 ami, (200 è il limite massimo consentito per la pesca sportiva) ma e’ stato scoperto e multato dalla guardia di finanza.

Protagonista della vicenda, un diportista che è stato individuato nel mare di Milazzo, in provincia di Messina, da una motovedetta della Sezione operativa navale delle fiamme gialle: il tonno era destinato alla vendita in violazione delle norme che prevedono la tracciabilità e l’idoneità sanitaria del pescato.

Il diportista è stato multato e i due esemplari di tonno, che erano stati sequestrati, dopo le analisi dell’Asp che ne hanno certificato l’idoneità al consumo sono stati donati ad e associazioni benefiche che distribuiranno il pescato alle famiglie bisognose della zona.

 

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