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Navi affondate: croci e delizie al largo delle coste italiane

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di Cristina Svegliàti

Visto il periodo, conviene davvero iniziare con le delizie: le navi affondate nei mari italiani sono molte e destano, da sempre, molta curiosità. E nonostante sia difficile stabilirne il numero preciso, sappiamo che sono diverse per tipologie, dimensioni ed età. Secondo l’Unesco, sui fondali di tutto il mondo vi sono circa tre milioni di relitti e l’Italia, neanche a dirlo, è in cima alla lista dei siti per immersioni subacquee, proprio per il valore storico ed archeologico delle navi affondate, che giacciono sulla stessa superficie su cui fluttuano le acque dei nostri mari.

Dalla Liguria alla Sicilia, passando dalla Toscana: le navi affondate in Italia

Se nei siti più blasonati dedicati al tema delle navi affondate troviamo storie ed immagini a dir poco affascinanti di relitti come il Mar Sem Fin – lo yacht brasiliano naufragato poco più di nove anni fa ad Ardley Bay e che riposa tuttora tra i ghiacci dell’Antardide – piuttosto che quelle del leggendario Titanic -il cui scheletro si trova adagiato sul fondo dell’oceano Atlantico, dove sprofondò la notte del 15 aprile del 1912- le ricerche sulle carcasse che giacciono nei mari del Belpaese ci conducono a storie altrettanto curiose ed interessanti.




Perché i relitti accendono sempre l’immaginazione e perché, negli abissi dei mari, c’è più vita che in superficie.  Ci sono le storie di vite intrecciate, di incontri e di addii, storie di lavori sfiancanti e storie di feste sfarzose. Secondo l’Istituto Idrografico della Marina Militare, sono 8mila i nostri relitti del mare. Un patrimonio che continua a sorprendere.

La storia della Bettolina di Cervo

Affondata nella primavera del 1943, questa nave di origine tedesca giace su un fondale fangoso a 42 – 47 metri dal livello del mare, al largo di Cervo, in provincia di Imperia. Lunga 70 metri e largo 9, la storia della Bettolina di Cervo è tuttora avvolta nel mistero.

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La Bettolina di Cervo, la nave affondata nel corso della II Guerra Mondiale

Non si conoscono né data, né causa precise del suo affondamento. Sicuramente, è una nave affondata  nel corso della seconda guerra mondiale, gli storici dicono a causa di un siluramento da parte di un sommergibile inglese.

Poiché appare pressoché intatto, si presume non abbia subito molti danni. Tant’è che rimane una delle mete preferite degli immersionisti, nonché rifugio di gronghi, mostelle, scorfani, aragoste ed astici.

Il relitto della motonave Valfiorita

Siamo in Sicilia, terra che, praticamente ogni giorno, ci regala una scoperta emozionante. E quello della Valfiorita, ad una profondità di 55 – 70 metri, resta uno dei relitti più affascinanti di tutto il Mediterraneo.

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Valfiorita, un particolare delle auto Fiat Balilla

Colpita alla prua l’8 luglio del 1943 da un siluro lanciato dalla marina britannica nel tratto di mare compreso tra Messina e Palermo, più precisamente a Mortelle, la Valfiorita conserva ancora intatto tutto il suo carico: auto Fiat Balilla, Fiat 1100, motociclette con sidecar. Un paradiso per i sub, che in questo caso devono essere tecnici esperti, a causa delle forti correnti nella zona.

I tesori dell’Isola d’Elba

Da sempre crocevia del traffico marittimo, l’ Isola d’Elba è il luogo del tempo che scorre, che tutto trasforma, ma che nulla cancella, nonché fonte di affascinanti narrazioni, anche della mitologia greca. Nota la leggenda secondo la quale gli Argonauti, alla ricerca del Vello d’Oro, sbarcarono sulla Spiaggia delle Ghiaie.

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L’Altra Elba e i suoi relitti antichi

La chiamano l’ Altra Elba, quella dei relitti di antiche navi. Fondali che regalano non solo resti di navi affondate, ma anche di anfore, vasi, armi e strumenti vari, soprattutto di epoca romana. Come quelli trovati sui relitti di Sant’Andrea, a Marciana, lungo la costa occidentale dell’Elba. Catalogate semplicemente come Relitto A e Relitto B, hanno regalato un patrimonio archeologico di tutto rispetto, oggi conservato presso il Museo civico archeologico di Portoferraio e il Museo civico archeologico di Marciana.

Le navi dei veleni: il giallo della Cunsky

Dopo le delizie, passiamo alle croci. Non solo di navi affondate che regalano un patrimonio storico-culturale senza pari: i fondali italiani sono purtroppo popolati anche di rifiuti tossici e radioattivi. Dalla fine degli anni Settanta, sarebbero almeno trenta le navi affondate nel Mediterraneo in circostante alquanto ambigue. Una discarica marina proveniente dal nord Europa e diretta principalmente nel basso Tirreno, sulla quale indagano ormai da tempo gli inquirenti (della questione se ne sono occupate anche Le Iene, qui è possibile consultare il loro servizio).




Navi che salpano sapendo che non attraccheranno mai in nessun porto. La loro missione è simulare naufragi, inabissarsi nelle acque del Mediterraneo e portarsi dietro il carico di rifiuti tossici. Per sempre. Le chiamano comunemente navi a perdere, ma in realtà hanno spesso anche nomi ben precisi, come Rigel, Jolly Rosso, Yvonne A, Vorias Sparadis, Mikigan, Marylijoan, Aouxum, Monika e Cunsky.

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Proprio quest’ultima, è stata oggetto di cronache, indagini ed inchieste riguardanti il relitto identificato al largo di Cetraro, in provincia di Cosenza. Ricordiamo infatti che, secondo le rivelazioni del pentito Francesco Forti, la Cunsky venne affondata al largo delle coste calabresi dalla ‘ndrangheta nel 1993, insieme al suo carico di 120 bidoni di scorie radioattive di origini norvegesi. In realtà,  accertamenti condotti successivamente dal Ministero dell’Ambiente dimostrarono che quello indicato da Forti era il piroscafo Catania affondato durante la seconda guerra mondiale.

Al di là del duro colpo inflitto alla credibilità del pentito, il dubbio rimane, poiché le indagini condotte sul luogo e a suo tempo dall’Arpacal rilevarono una quantità rilevante di contaminazione, tanto da farne scaturire, nel 2006, un’ordinanza di interdizione della pesca. La cronaca racconta che nel 2008 tale interdizione venne poi rimossa: nonostante le tracce di inquinanti riscontrate, il divieto fu rimosso perché non venne mai trovata la Cunsky.

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