Nautica News dal mare

La baleniera Essex, la storia di disperazione che ha ispirato Moby Dick

baleniera essex

Alla fine del XVIII secolo, precisamente nel 1799, veniva varata, nella piccola isola americana di Nantucket, nello Stato del Massachussetts, la baleniera Essex, imbarcazione passata alla storia per i tragici eventi che l’hanno vista protagonista insieme al suo equipaggio. La storia della nave Essex ebbe un impatto tale da aver ispirato due tra i romanzi più importanti della letteratura americana dell’Ottocento: Moby Dick di Hermann Melville e Storia di Gordon Pym di Edgar Allan Poe.




La storia della baleniera Essex

Lunga 27 metri e pesante 238 tonnellate, la Essex era una nave molto produttiva ed era considerata, a livello superstizioso, molto fortunata. La nave andava a comporre la grande flotta baleniera di Nantucket, isolotto che basava la sua economia quasi prevalentemente sulle attività riguardanti la pesca. Era l’agosto 1819, quando la baleniera Essex salpava per un viaggio della durata di due anni circa, alla caccia di balene nella costa occidentale del Sud America, nelle acque del Pacifico. Capitano assegnato alla spedizione era George Pollard Jr., di soli ventinove anni e considerato per questo molto promettente: al suo fianco il primo ufficiale, Owen Chase, di anni ventitré.

baleniera essex 3

In un mondo che non conosceva ancora la lampadina elettrica, il grasso di balena era molto ricercato come combustibile per le lampade ad olio, in quanto economico e piuttosto inodore. Per questo motivo, ritenendo i barili di grasso ottenuti ancora insufficienti, il Capitano Pollard decise di spingersi al largo del Pacifico, in rotte ancora inesplorate (va specificato che all’epoca non esisteva ancora il canale di Panama, creato solo nel 1904: pertanto la rotta prevedeva il passaggio a Cape Horn, punto più meridionale del Sud America).

Dopo alcuni giorni frustranti, caratterizzati dall’assenza di balene, ecco l’apparizione: è il 16 novembre quando l’equipaggio della nave Essex si trova faccia a faccia con un capodoglio. L’incontro fu molto particolare, poiché la balena emerse direttamente sotto la barca di Chase, finendo per distruggerla: la Essex, infatti, per quanto piccola, portava con sé altre quattro barche baleniere.

Pochi giorni dopo, al mattino del 20 novembre, le tre baleniere rimanenti partivano all’inseguimento di un branco di capodogli: ritornati all’ammiraglia  per effettuare le riparazioni ad una delle barche, i marinai vennero attaccati da una balena dal comportamento anomalo, che caricò a tutta velocità l’Essex squarciandone lo scafo, il quale iniziò ad imbarcare acqua rapidamente: è l’inizio della fine.




Il naufragio della baleniera

Con la nave che colava a picco, i marinari preparavano l’evacuazione e raccoglievano quanti più viveri possibili per affrontare giorni e giorni di navigazione: la Essex, infatti, stava naufragando a circa 2.000 miglia nautiche dalla costa, distanza considerevole da percorrere a bordo di scialuppe, non progettate per il lungo tragitto che attendeva l’equipaggio: le falle che si aprirono, infatti, furono numerose, costringendo i marinai a continue riparazioni per proseguire il viaggio.baleniera essex 2

Dopo alcune discussioni circa la rotta da seguire, i marinai iniziarono a navigare verso il Sud America: non potendo percorrere i forti venti alisei, le barche avrebbero dovuto seguire una rotta di 1.000 miglia prima di poter seguire i venti Westerly, che li avrebbero condotti in Sud America dopo altre 3.000 miglia ad est. Il Capitano Pollard aveva optato per una rotta verso le Isole Marchesi, a 1.200 miglia dall’ultima posizione, ma il resto dell’equipaggio, temendo potesse essere abitata da cannibali, si oppose alla proposta. I viveri erano pochi e pressoché inutilizzabili, in quanto inumiditi dall’acqua del mare: allo stremo delle forze, i naufraghi avvistarono Henderson Island, isola disabitata nel territorio britannico delle Isole Pitcairn.

Qui riuscirono a trovare una sorgente di acqua dolce e si nutrirono con uccelli, granchi e tutto ciò che la natura era in grado di offrire. Le risorse, però, esaurirono rapidamente e il 26 dicembre 1820 maturarono la decisione di rimettersi in viaggio: solo tre di loro, che non erano nativi di Nantucket, optarono per rimanere sull’isola, venendo poi soccorsi nell’aprile dell’anno successivo.




Cannibalismo nell’equipaggio della baleniera Essex

I superstiti vagavano così nell’Oceano Pacifico, con pochissime provviste a bordo ed il mare incapace di fornire i viveri necessari. Con alcuni marinai che iniziarono a morire di stenti, la situazione si fece disperata e costrinse i sopravvissuti alla dolorosa decisione: nutrirsi con i corpi dei propri defunti compagni.

Gli episodi di cannibalismo si ripeterono diverse volte, al punto che, fa sapere nei suoi racconti Thomas Nickerson, “il Capitano con i suoi tre compagni sopravvissuti, dopo una dovuta consultazione, acconsentì a tirare a sorte”, per stabilire chi avrebbe dovuto morire per permettere agli altri di sopravvivere.

L’epilogo

É il 23 febbraio quando la nave da guerra Dauphin di Nantucket recupera i superstiti. Sono passati novantatré giorni dall’affondamento della baleniera Essex, novantatré giorni trascorsi con il solo pensiero delle coste sudamericane. I naufraghi impazzirono al punto che non si accorsero nemmeno dell’arrivo dei soccorsi, venendo presi dal terrore alla sola vista di altre persone.

baleniera essex 4

LEGGI ANCHE: Moana60 naviga verso Creta tra solidarietà ricerca storica e sostenibilità

La storia della baleniera Essex è stata affidata ai resoconti del primo ufficiale Owen Chase, chiuso in casa e affiancato da uno scrittore nei sei mesi successivi agli accadimenti, con la pubblicazione del libro dal titolo The Narrative of the More Extraordinary and distressing Shipwreck of the Whale-Ship EssexAi suoi, si aggiungono anche i racconti di Thomas Nickerson, ragazzo di cabina. Sono state proprio queste due le fonti ad aver influenzato Herman Melville nella scrittura di Moby Dick. Lo scrittore newyorkese ipotizzò che si sarebbero potuti salvare tutti, qualora i marinai avessero seguito la rotta pensata dal Capitano Pollard.




Come illustrato dalla Nantucket Historical Association nel suo database, il bilancio parla di quattro dispersi e otto morti in mare: dei venti uomini partiti nel 1819 solo otto, pertanto, fecero ritorno. Il Capitano Pollard tornò successivamente al comando di una nave, la quale naufragò anch’essa; Owen Chase, invece, navigò per mare in altre campagne di caccia alle balene. Il cannibalismo, tuttavia, fu un’esperienza così forte che accompagno i naufraghi per tutta la vita. Si conclude così la storia della Essex e dei suoi uomini; una storia fatta di tragedia, disperazione e sopravvivenza.

Iscriviti alla Newsletter per rimanere aggiornato su tutte le news!

Leggi anche

Yacht, Benetti ha varato M/Y Sunrise Mediterraneo 116

Redazione

La Nasa prende spunto dal mare: le vele solari per esplorare lo spazio

Claudio Soffici

Trans Benaco, a Black Arrow la 36esima edizione della regata

Claudio Soffici

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.