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Superyacht russi, autorità sequestrano Tango di Viktor Vekselberg

superyacht russi

Va avanti la Guerra in Ucraina, con gli incontri di pace che procedono in maniera affannosa. Con la fine del conflitto che sembra ancora lontana, non si arrestano le sanzioni nei confronti del Cremlino e procede spedita la caccia ai magnati russi e ai loro beni. Le autorità degli Stati Uniti e della Spagna hanno fatto sapere di aver sequestrato, il 4 aprile, il superyacht Tango, di proprietà di Viktor Vekselberg, oligarca molto vicino a Vladimir Putin.

Non si ferma la caccia ai superyacht russi

La notizia è stata diffusa dai media statunitensi, che hanno sottolineato come si tratti della prima imbarcazione russa da inizio conflitto che viene sequestrato dalle autorità americane. Lo yacht, lungo 76 metri e dal valore di circa 90 milioni di dollari, era ormeggiato presso l’isola spagnola di Mallorca.




Vekselberg è il fondatore del gruppo siderurgico e tecnologico Renova Group, il quale è stato sottoposto alle sanzioni USA già dal 2018, dopo l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal in Regno Unito. Sulla testa dell’oligarca russo sono iniziate a pesare ulteriori sanzioni a partire dallo scorso marzo, a seguito dell’inizio dell’invasione in Ucraina da parte della Russia. Il procuratore generale degli Stati Uniti, Merrick Garland, ha ribadito ieri che il sequestro della nave è il primo da parte della nuova Task Force KleptoCapture e che non sarà di certo l’ultimo: “Assieme ai nostri partner internazionali faremo tutto il possibile per perseguire qualunque individuo le cui azioni criminali consentano al governo russo di proseguire la sua ingiusta guerra”, ha dichiarato Garland.

A differenza degli altri superyacht russi sequestrati dalle autorità di altri paesi europei, la volontà degli Stati Uniti è quella di rendere il sequestro permanente, etichettandolo come “rendita di un crimine”.

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La caccia ai superyacht russi va avanti ormai da settimane, numerosi sono quelli già finiti sotto sequestro, con altri, che invece cercano una fuga disperata nei luoghi in cui non sono state applicate le sanzioni: uno è il caso degli yacht di Roman Abramovich che, dopo aver sostato a Porto Montenegro, sono riusciti ad arrivare in Turchia tra le proteste di giovani velisti ucraini. Difficile prevedere, con il protrarsi della guerra, che questa caccia possa arrestarsi, essendo la via più semplice e diretta per danneggiare gli uomini vicini al Cremlino.

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