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Il cenone della Vigilia di Natale: la tradizione del pesce e la ricetta anti-Covid

cenone vigilia di natale

Il cenone della Vigilia di Natale: perché si mangia pesce? E quali sono le portate napoletane e siciliane che ancora conservano la tradizione? Ve lo spieghiamo in questo articolo in cui troverete anche una gustosa… ricetta anti-Covid!

di Nicoletta Natoli

Al contrario del rosso dalla connotazione negativa che ultimamente ha caratterizzato alcune zone d’Italia, c’è un rosso che ha sempre contraddistinto l’Italia nel mese di dicembre, ovvero quello degli arredi tipici del periodo natalizio.

Ed è proprio di un rituale festivo legato al Natale che vogliamo parlarvi in questo articolo: il cenone della Vigilia. Questo lauto banchetto si prepara con una certa solennità la sera del 24 dicembre, e fino a qualche anno fa veniva consumato soltanto nel centro e sud Italia, mentre al nord era consuetudine esclusivamente il pranzo di Natale. Oggi i confini geografici si sono sfumati, ma il cenone della Vigilia di Natale canonico rimane quello di Napoli e della Sicilia.




Iniziando da alcuni riferimenti storico-religiosi, vi racconteremo perché il cenone della Vigilia di Natale prevede piatti a base di pesce, citando alcune ricette tipiche, e, infine, dandovi anche un’idea per un primo piatto, legato in un certo qual modo al periodo storico che stiamo vivendo.

Perché si mangia il pesce durante il cenone della Vigilia di Natale?

Come abbiamo accennato, il cenone della Vigilia di Natale è una tradizione che mette d’accordo praticamente tutta l’Italia, e la rinuncia alla carne è un’usanza popolare. La domanda che ci poniamo, dunque, è: perché i piatti del cenone della Vigilia di Natale sono a base di pesce?

Secondo la Chiesa Cattolica, il 24 dicembre è un giorno di “magro”, ossia un giorno in cui bisognerebbe mangiare cibo “povero” o digiunare completamente. Si afferma, infatti, che le origini del consumo del pesce durante il cenone della Vigilia di Natale affondano le proprie radici nel Vangelo e nei testi sacri, secondo i quali astenersi dalla carne sarebbe una forma di rispetto e devozione per la nascita di Gesù.

I testi storico-religiosi di riferimento

Alcuni studiosi hanno rilevato che l’astinenza dalla carne e il digiuno nel giorno della Vigilia di Natale sono prescritti addirittura in un vecchio testo storico, ovvero il Codice di Diritto Canonico pubblicato da Papa Benedetto XV nel 1917.

Successivamente, queste indicazioni sarebbero state superate dalla Costituzione Apostolica Paenitemini, firmata da Papa Paolo VI e pubblicata il 17 febbraio del 1966. Questo testo ha come argomento la penitenza cristiana, la sua autentica interpretazione e l’adeguamento di questa al mondo contemporaneo, e stabilì che nel giorno della Vigilia non ci si dovesse più astenere dalla carne.

La carne o il pesce per il cenone della Vigilia di Natale: qual è il vero cibo di lusso?

A prescindere dai riferimenti religiosi, fino a qualche tempo fa l’avvertimento di non mangiare la carne era legato al fatto che questo alimento fosse considerato elitario, poco democratico, di lusso. Quindi, doveva essere consumato saltuariamente ed esclusivamente in giorni speciali dell’anno, a differenza del pesce, cibo meno costoso e più democratico, poiché alla portata di tutti.




Come ben sappiamo, al giorno d’oggi la situazione si è decisamente ribaltata, dal momento che la preparazione di un piatto di tagliatelle al ragù per il cenone della Vigilia di Natale comporterebbe una spesa nettamente inferiore a quella di un piatto di spaghetti con le vongole veraci, che ad esempio a Napoli costano in media sui 45 € al kg.

Due luoghi di riferimento per il menù del cenone della Vigilia di Natale: Napoli e la Sicilia

Ed è proprio da Napoli che vogliamo partire per menzionare alcuni piatti immancabili nel menù del cenone della Vigilia di Natale.

Anche in questo caso ci viene in aiuto un libro per spiegare il protagonismo del pesce nel menù. Stiamo parlando de Il presepe popolare napoletano, opera di Roberto De Simone, regista teatrale, compositore e musicologo napoletano. In questo racconto a più voci, nel quale si viaggia nel cuore della tradizione, delle leggende popolari e degli aspetti simbolici di vicende e personaggi legati al Natale, non può mancare un riferimento alle abitudini culinarie. L’autore, infatti, dedica una riflessione alla carne del pesce, che secondo lui si consuma perché non potrebbe mai essere il veicolo di spiriti maligni, al contrario della carne rossa, “contaminata” dalla cospicua presenza di sangue.

 Il menù partenopeo

Come suggerisce anche De Simone, il menù napoletano del cenone della Vigilia di Natale è uno di quelli in cui il pesce la fa da padrone da sempre, e da cui si possono ricavare numerose idee per deliziare il palato dei propri ospiti.

Oltre ai già menzionati spaghetti con le vongole veraci, che un napoletano doc riesce a riconoscere immediatamente grazie alle due linguette che spruzzano fuori l’acqua, ci sono altri piatti immancabili nel cenone della Vigilia di Natale. Partendo dagli antipasti, per esempio con una gustosa fetta di pizza con le scarole, a base di acciughe o alici, oppure con un’insalata di polpo, si prosegue con una spigola all’acqua pazza o al forno, un’orata al cartoccio, una frittura mista, il baccalà, magari preparato con patate e olive, e il capitone, un tipo di anguilla più grasso che si fa fritto oppure alla brace.




Per quanto riguarda i contorni del cenone della Vigilia di Natale, c’è una scelta molto ampia. Tra questi, la più famosa è l’insalata di rinforzo a base di cavolo bollito, sottaceti, acciughe e olive, ma si trovano anche i broccoletti affogati alla napoletana, squisiti e molto saporiti.

Come sempre, il modo migliore per finire un pasto luculliano è il dolce, che nel cenone napoletano della Vigilia di Natale si esprime in tutta la sua bontà in molti modi, tra i quali ci piace segnalare i roccocò, deliziose ciambelline croccanti, gli struffoli e le zeppole, che non hanno bisogno di presentazione, e i mustaccioli, tipici dolci natalizi campani diffusi anche in altre regioni, come ad esempio la Sicilia.

Il menù siciliano

Sfruttando come trait d’union i mustaccioli, continuiamo il nostro viaggio gastronomico nel Regno delle due Sicilie, e ci spostiamo in Sicilia, altra terra che si distingue per la ricchezza del menù del suo cenone della Vigilia di Natale.

Il legame particolare tra Napoli e la Sicilia si esprime anche nella condivisione della preparazione di alcune ricette, come ad esempio la pizza di scarola, i broccoli affucati (affogati), con cui si può cucinare pure un’ottima pasta, e il baccalà, che nel siracusano viene fritto e accompagnato da un’abbondante porzione di “pipi sicchi”, ovvero i peperoni essiccati.

Per quanto riguarda gli antipasti del cenone della Vigilia di Natale siciliano, il menù propone, tra le numerose opzioni, crespelle ripiene di acciughe o ricotta, e le ‘mpanate farcite con la caponata, tipiche del ragusano. Tra i primi piatti spicca un’eccezione al pesce, cioè la pasta ‘ncasciata, la pasta preferita dal Commissario Montalbano che ha per ingredienti principali il caciocavallo fresco o la tuma, le melanzane fritte, il pecorino, il salame, le uova sode e il ragù di carne. Nell’ambito di quelli a base di pesce, invece, si trovano tutte le possibili combinazioni, come ad esempio i classici spaghetti allo scoglio, i ravioli di pesce e la pasta con il ragù di pesce spada e melanzane.




Anche per i secondi a base di pesce c’è l’imbarazzo della scelta: l’orata, il dentice, la cernia, la spigola, le braciolette di pesce spada alla messinese e il pesce al forno alla palermitana, ricoperto da pan grattato, olio ed erbe aromatiche. Per rinfrescare il palato durante la maratona del cenone della Vigilia di Natale sono ideali l’insalata di arance e i finocchi in agrodolce.

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Infine, per concludere in bellezza questo lauto banchetto la Sicilia offre dolci per tutti i gusti, che sarebbe impossibile elencare per intero. Tra questi vi consigliamo le sfinci, deliziose frittelline dolci, la cassata, che non ha bisogno di presentazioni, i già citati mostaccioli e il buccellato, una grossa ciambella di pasta frolla ricoperta di miele e decorata con frutta candita e zucchero.

La nostra idea per una ricetta natalizia “anti-COVID-19”

Tra le tante idee per il cenone della Vigilia di Natale abbiamo deciso di proporvi una veloce ricetta che potremmo definire anti-COVID-19.

Circa tre mesi fa la rivista scientifica International Journal of Biological Macromolecules ha rivelato che il flavonoide noto come quercetina può destabilizzare una delle proteine fondamentali che favoriscono la replicazione del Covid-19. Sulla base di questa pubblicazione si può affermare che la natura offre delle vie “farmacologiche” per rafforzare il nostro sistema immunitario, tra le quali figurano il radicchio, la cipolla rossa e i capperi.

E sono proprio i capperi uno degli ingredienti della nostra ricetta degli “Spaghetti di mare anti-COVID-19”:

Ingredienti per 4 persone:

  • 400 g di spaghetti
  • 8 filetti di acciughe sott’olio
  • 4 cucchiai di capperi in aceto di vino
  • peperoncino secco tritato
  • un ciuffo di prezzemolo
  • olio extravergine di oliva
  • sale

 

Fate sciogliere a fuoco basso quattro filetti di acciughe in una padella con sei cucchiai di olio.

Unite i capperi sgocciolati e soffriggete il tutto per tre minuti, aggiungendo il peperoncino. Lasciate insaporire sul fuoco per un minuto e tenete in caldo.

Cucinate gli spaghetti e scolateli al dente. Trasferiteli poi nella padella con il soffritto già preparato, saltate sul fuoco per alcuni minuti, aromatizzate con il prezzemolo tritato e servite in un piatto da portata, guarnendo il piatto finito con i quattro filetti di acciughe rimasti.

Per concludere il nostro articolo, noi della redazione di Non solo Nautica non possiamo che augurarvi buon appetito e un felicissimo Natale!

 

 

 

 

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