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Scienze Marine, l’Italia in prima fila nel Decennio degli Oceani dell’ONU

Scienze Marine, l'Italia in prima fila nel Decennio degli Oceani dell'ONU

L’Italia in prima fila nel Decennio degli oceani 2021-2030, il primo piano globale dell’Onu dedicato alle scienze marine.

Quattro gli obiettivi del programma, dall’equità della ricerca alla creazione di un database condiviso, per far diventare gli oceani una risorsa per lo sviluppo sostenibile in Italia e nel mondo.

Italia in prima fila nel Decennio degli Oceani dell’ONU

Gli obiettivi sono indicati sulla rivista Nature Ecology & Evolution da 45 esperti internazionali, fra i quali l’unico italiano è Roberto Danovaro, presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.

“Gli Oceani rappresentano un’opportunità unica per il futuro dell’umanità , ma richiedono uno sviluppo sostenibile basato sui risultati della ricerca scientifica” osserva Danovaro.




“L’Italia – prosegue – può giocare un ruolo di primo piano nel settore del mare, e contribuire a potenziale l’economica blu eco-sostenibile e il rilancio del Paese nella fase post Covid”.

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I quattro obiettivi che dovranno ispirare la ricerca sulla biologia delle profondità marine, secondo gli esperti sono:

  • equità nello sviluppo delle potenzialità di ricerca tra Paesi ricchi e meno avanzati;
  • creazione e condivisione di un database globale;
  • miglioramento della comprensione del ruolo dell’oceano profondo in rapporto agli ecosistemi e alle popolazioni umane;
  • maggior ricorso alle conoscenze marine a supporto delle politiche di sviluppo sostenibile.

Il Decennio degli Oceani è stato istituito nel 2017 dall’Onu per la protezione degli oceani e lo sviluppo socio-economico in armonia con gli equilibri ambientali.

Gli esperti auspicano che il programma permetta di comprendere meglio la biologia degli oceani, per generare nuove conoscenze, affinchè chi governa possa implementare politiche sostenibili.

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Anche l’Italia potrà trarre beneficio dal programma. “Le ricerche svolte dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn – rileva Danovaro – stanno fornendo un importante contributo, sia per ridurre gli impatti a mare delle infrastrutture e delle nuove fonti energetiche sia per la protezione dell’ambiente sia per il restauro degli ecosistemi marini, ma il nostro Paese può e deve fare di più per valorizzare la ricerca marina che sarà centrale nel panorama globale del prossimo decennio”.

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