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Ancore per barche: storia, tipi e modelli adatti a ogni fondale

ancore

Ancore per imbarcazioni, ecco quali sono le più usate per la navigazione in barca e in nave

Le ancore per le imbarcazioni sono di fondamentale importanza, in quanto hanno lo scopo di sistemare la barca in maniera sicura e su ogni tipologia di fondale.

Nella nautica, la definizione di ancora è di “un oggetto pesante utilizzato per trattenere un’imbarcazione o un idrovolante in un punto specifico del fondale di uno specchio d’acqua”. Le normative relative alle dotazioni di sicurezza di ogni imbarcazione, invece, sono generiche e sta al comandante del natante stabilire quale sia l’ancora più indicata.

La scelta dell’ancora ricade su alcuni fattori come il peso o la lunghezza dell’unità, ma anche sul tipo di fondale ed altri aspetti che approfondiremo più avanti. Quel che è importante ricordare è che la conoscenza delle ancore è fondamentale per l’esame d’abilitazione alla navigazione e al conseguimento della patente nautica.

Come sono fatte le ancore per le imbarcazioni?

Un’ancora classica o storica è composta da cicala (occhiello in cui passa la cima principale), ceppo, fuso (ovvero il tronco dell’ancora), marra (i bracci che possono essere fissi o mobili), unghia (uncino o parte acuminata all’estremità della marra, che attecchisce al fondale), e diamante (ovvero l’estremità dell’ancora). Ma in base ai vari tipi possono variare: cicala, fuso, marra e diamante sono i componenti che generalmente accomunano tutte le moderne ancore per barche.

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Un’ancora è realizzata spesso in metallo e collegata all’imbarcazione per mezzo di una catena o di una cima (guai a chiamarla corda!). Anche il peso e la lunghezza della cima è rilevante in fase di ormeggio, nonché le miglia per cui è abilitato il natante.

Per legge, infatti, le imbarcazioni abilitate alla navigazione entro le sei miglia devono avere in dotazione almeno un ancorotto con 30 metri di cavo; per le imbarcazioni oltre le sei miglia, invece, occorre un’ancora con cavo o catena di lunghezza adeguata.

Come scegliere l’ancora più adeguata alla propria imbarcazione?

Esistono diversi criteri per scegliere il tipo di ancora o di ancore marine più idonee al natante. Le ancore si suddividono in due macrocategorie: ancore provvisorie, che vengono sollevate a bordo dall’imbarcazione e che servono, ad esempio, per le operazioni di ancoraggio in rada; e ancore permanenti, che vengono invece utilizzate per l’ancoraggio in posizione fissa stabile di una nave, o più in generale di un natante, anche in condizioni meteomarine e climatiche avverse.

Quelle che abbiamo in mente nel nostro immaginario sono le ancora per navi (modello ammiragliato) che vengono scelte spesso per i tatuaggi e la cui celebrità è riconducibile al tatuaggio sul braccio di Popeye, meglio noto in Italia come Braccio di Ferro. Ne esistono però altre e di forme diverse.Vediamo quali sono.

Le ancore vengono scelte in base a:

  • Rapporto peso/lunghezza dell’unità natante (ad esempio: per una barca di 8 metri occorre un’ancora di 12 chili ma, come vedremo, può variare in base all’ancora);
  • Tipo di imbarcazioni (vela o motore, per questione di ingombri e praticità);
  • Tipo di fondale.

Il rapporto peso/lunghezza della barca è di sicuro uno dei fattori più importanti da tener d’occhio nella scelta dell’ancora per la propria unità, ma non l’unico. Esistono infatti tipi di ancore in grado di poter trattenere un’imbarcazione in un punto specifico del fondale anche pesando di meno, e infatti vi sono differenze tra ancore per sabbia e ancore per fondali rocciosi o misti.

Prima di tutto, bisogna considerare che una barca può essere ancorata in rada, lungo file di boe per l’ormeggio al largo, o in porto. In quest’ultimo caso si parla di ormeggio ad andana, quando il natante si trova in fila con altre barche, di prua o di poppa, oppure alla banchina, quando è ormeggiata di fianco. Tutte le operazioni di ormeggio hanno un unico scopo: quello di sistemare in sicurezza l’imbarcazione tenendo conto di situazioni di particolare forza del vento, del mare e delle correnti.

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Dopo aver valutato il tipo di fondale e la sua profondità, sia esso in porto o in rada, si può dar fondo all’ancora. Se dovesse risultare difficile la valutazione del fondale, si consiglia l’uso di uno scandaglio o di consultare la carta nautica che aiuterà a valutare la profondità: il rischio è che l’ancora in caduta possa danneggiare parte della barca.

Inoltre, bisogna assicurarsi che la cima a cui è attaccata l’ancora sia libera e generalmente, questa, viene unita ad una catena, che viene definita calumo.

Il calumo è per definizione la parte del cavo di ormeggio o di rimorchio oppure della catena dell’ancora, che viene a trovarsi fuori bordo, o meglio la lunghezza della catena tra l’ancora affondata e la prora della nave. Il calumo filato fuoribordo deve avere una lunghezza di 3-5 volte il fondale.

E adesso vedremo quali sono le ancore e come sceglierle. L’esempio classico è quello dell’ancora di tipo Ammiragliato di 12 chili, con cui è possibile trattenere una imbarcazione di 8 metri; ma lo stesso risultato lo si può ottenere anche con una ancora di tipo Danforth di 6 chili, oppure con una C.Q.R. di 8. Come abbiamo già accennato, dipende dal tipo di fondale, di imbarcazione e di rapporto peso/lunghezza. Vediamo nello specifico quali sono i vari tipi di ancore e il loro utilizzo.

Tipi di ancore per barche, ecco quali sono

Innanzitutto bisogna precisare che esistono sei tipi di ancore utilizzate per la navigazione, alcune delle quali che hanno scritto la storia della nautica e che sono tuttora utilizzate sulle unità da diporto.

ancora ammiragliato
Ancora Ammiragliato
  1. Ancora ammiragliato: è l’ancora storica da cui discendono tutte le altre ancore, che ben si adatta a tutti i tipi di fondali. Nell’immaginario è l’ancora per navi per eccellenza e dei velieri d’epoca. Per chi deve sostenere l’esame per la patente nautica è fondamentale conoscerla, perché è dotata di tutte le componenti richieste ad una ancora per imbarcazioni (e cioè cicala, ceppo, fuso, due marre, unghie e diamante).  A causa dell’ingombro elevato, l’ancora ammiragliato viene preferita ad ancore per barche più moderne.

    Ancora CQR
    Ancora CQR
  2. Ancora C.Q.R. o aratro: adatta a tutti i tipi di fondo, questa ancora ha un’unica marra snodata, è leggera e poco ingombrante, e si può tenere appesa all’asta di prua. Viene prescelta dai velisti in quanto pratica e pronta all’uso.

    ancore ancora hall
    Ancora Hall
  3. Ancora Hall: tipica delle navi, con una presa efficiente sulla sabbia e sul fango compatto. Questa ancora presenta due marre mobili o anche dette snodate. il diamante posto al centro le permette di tenersi in posizione verticale, come accade con l’ancora ammiragliato, ma a differenza di quest’ultima non ha il ceppo che si mantiene perpendicolare alle marre. Il suo peso è notevole, ma nonostante ciò risulta poco affidabile sui fondali melmosi o coperti da alghe.

    ancora bruce
    Ancora Bruce
  4. Ancora Bruce: si tratta di una ancora semplice, con una sola marra e senza ceppo. È più pratica, leggera e meno ingombrante dell’ancora ammiragliato, ma è poco usata nella nautica da diporto poiché ha problemi di tenuta in presenza di alghe. Buona la tenuta sui fondali fangosi come quelli dei laghi. Ha la forma di un aratro rurale.

    ancora Danforth
    Ancora Danforth
  5. Ancora Danforth: è l’ancora più usata dai diportisti, e la conoscono molto bene quelli che frequentano le rade dell’isola di Ponza. È infatti l’ancora per il naviglio da diporto per eccellenza, grazie alla sua tenuta affidabile sui fondali sabbiosi. Ha una buona tenuta assicurata dalle due ampie marre triangolari mobili che affondano con facilità nella sabbia.

    ancora grappino o rampino
    Ancora grappino o rampino
  6. Ancora grappino o rampino con marre a uncino fisse o mobili: utilizzata dai pescatori per la sua tenuta affidabile su fondo roccioso o coperto di alghe, questa ancora ha una buona tenuta ovunque. Le uniche difficoltà possono derivare dalla presenza di fondali fangosi. Il rampino è una ancora adatta alle piccole imbarcazioni, ma la variante con marre mobili viene preferita a quella con gli uncini fissi perché risulta meno pericolosa. Le unghie delle marre fisse, invece, ripiegate come uncini, in passato hanno provocato diversi incidenti in mare con feriti.

Ancore, quali usare nei fondali fangosi e in quelli rocciosi? Parola all’esperto

Quali tipi di ancore scegliere sui fondali fangosi dei laghi e quali ancore scegliere invece sui fondali rocciosi? Lo abbiamo chiesto all’esperto velista Marco Morana, vicesegretario della sezione nautica della Confarca, confederazione italiana che rappresenta le scuole nautiche, vere e proprie fucine dei futuri comandanti d’imbarcazioni. “La migliore ancora per i fondali fangosi è l’ancora Bruce – afferma Morana, che nel nord Italia, con la sua scuola nautica Nesw, tiene lezioni nel lago di Como – Nei laghi profondi, tipo come quello di Como, ancorare è particolarmente complicato, poiché i fondali possono arrivare anche a 420 metri. Per i fondali rocciosi è importante utilizzare la grippia e il grippiale per disincagliare l’ancora”. Vediamo nello specifico cosa indicano questi due sostantivi.

Grippia e grippiale per disincagliare l’ancora

Per evitare che l’ancora si incagli è fondamentale usare la grippia e il grippiale. Cosa sono?

La grippia è una cima che corre parallelamente al calumo e che viene collegata al diamante dell’ancora per renderla più facile da spedare e salpare.  Quando l’ancora incoccia in cavità rocciose o in altri ostacoli quali ad esempio relitti e cavi, la grippia permette di spedare l’ancora avvolgendo il cavo a una galloccia a poppa e avanzando la barca in una direzione trasversale a quella in cui riteniamo si siano bloccate le marre.

La grippia può essere dotata dell’apposito grippiale, ovvero la boetta che ha la duplice funzione di segnalare il punto d’ancoraggio alla quale va attaccata la grippia stessa, che in questo caso sarà filata in mare e non tenuta in ordine a bordo, e di segnalare la presenza dei cavi alle altre imbarcazioni per evitare che si incrocino.

Ancore nell’antichità, cenni storici

Sin dall’alta antichità, lo scopo delle prime ancore rudimentali era quello di immobilizzare le imbarcazioni grazie all’attrito che un corpo morto esercita sul fondale. L’imbarcazione veniva legata ad un sasso quand’essa si trovava sufficientemente vicino alla costa, oppure in navigazione veniva portato dietro il sasso che, legato ad una corda e gettato nel momento del bisogno sul fondale, assicurava un punto sufficientemente fermo grazie all’attrito determinato dal proprio peso secondo il principio dell’ancora a gravità.

Le divinità e gli ex voto dei marinai

Le più antiche testimonianze dell’utilizzo e dell’evoluzione etnologica delle ancore, si trovano in Egitto e risalgono agli anni 2800 a.C. in certe pitturazioni tombali e agli anni 2000 a C. secondo reperti litici votivi trovati nei templi della XIIª dinastia faraonica. È sempre esistito un particolare rapporto tra il marinaio e la divinità grazie al quale le offerte votive e gli ex-voto vengono rappresentare una preziosa documentazione anche per l’archeologia dell’ancora, essendo numerosi gli esemplari trovati nei templi di Traxien e Hagarat a Malta (età del ferro); interessante l’ancora votiva di provenienza cipriota del tempio di Ptah a Karnak (cinta di Ammon) nell’Egitto del Nuovo Impero.

Le pietre di fondo nelle civiltà greca e romana

ancore ancora litica
Ancora litica o pietra di fondo

A cominciare dall’Odissea di Omero, la letteratura greca e romana fa spesso cenno alle pietre di fondo, a lungo impiegate e trovate numerose, ascrivibili fino al primo millennio d.D., usate anche dai Vichinghi e, in etnografia, da molte popolazioni fino ai giorni nostri.

Sui velieri e i vascelli delle popolazioni antiche, le ancore che alloggiavano nei masconi (la parte compresa tra la prua e il traverso) venivano calate da un buco, detto occhio di cubìa, il cui nome è ancora utilizzato nella nautica moderna e deriva dall’usanza di dipingere un occhio quale espressione di fede in una divinità che si credeva sempre vigile contro i pericoli della navigazione. Oggi l’occhio di cubìa si trova a prua, alla sinistra del natante, ed è il buco da cui passano sia la catena dell’ancora che le cime d’ormeggio. Oggi, i reperti di ancore antiche ritrovati sui fondali hanno un elevato interesse storico-archeologico, e non capita di rado che vengano depredate dai sub, oppure recuperate, come accaduto nel mese di giugno del 2020 nelle acque di Ventotene.

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